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Varela, un altro Nacho che sa essere decisivo
Alla scoperta del fantasista uruguaiano dopo il gol nel derby
PISA. Lores Varela, sospeso tra Castillo e Gabionetta dopo le prime magie nerazzurre in Pisa-Tuttocuoio. Del bomber argentino il fantasista uruguaiano condivide il nome Ignacio e il conseguente soprannome “Nacho”, cinque lettere che rappresentano il brand del fantastico Pisa guidato da duo Petrachi-Ventura. L’atteggiamento in campo però ricorda più da vicino l’esterno brasiliano, che di quella squadra da sogno era un elemento ancora acerbo e tatticamente indisciplinato.
Tutto e il contrario di tutto. Curioso andare a leggere su internet le descrizioni date a Varela al suo approdo in Italia nel Palermo (per circa 3 milioni di euro, mica noccioline, nonostante non fosse titolare in patria nel Defensor Sporting). C’era chi parlava di un centrocampista mancino bravo sia a offendere che a difendere, chi di un terzino d’assalto alla sudamericana (ossia di fatto un attaccante aggiunto), chi di un trequartista. Comunque un calciatore dotato di un piede sinistro molto sensibile (lo abbiamo apprezzato nel gol-partita al Tuttocuoio), ma che sa usare il destro per suggerire ai compagni. Posizione in campo? Qualunque, purché da mezzo campo in avanti. Meglio da destra, come ha dichiarato sabato scorso il diretto interessato, per calciare in porta con il piede prediletto. Tutti i commentatori sottolineavano le pause accusate durante l’arco di una gara (altro aspetto già notato nel Pisa), ma anche la corsa e lo spirito di sacrificio, non quindi un atteggiamento svogliato, bensì da disciplinare. Varela fu paragonato al laziale Mauri, per struttura fisica, capacità di inserimento e piede mancino. Chissà che non possa essere l’uruguagio la mezzala destra nerazzurra nel 4-3-3 di Gattuso lasciando Mannini al suo posto su una delle fasce, invertendo così i termini delle previsioni tattiche di fine mercato, magari in un fruttuoso interscambio di posizioni per coprirsi le spalle a vicenda.
C’è Nacho e Nacho. Con l’ex centravanti nerazzurro Varela ha in comune il nome e poco altro. Ruoli e carriere completamente diversi. Castillo era un attaccante centrale e, a differenza di Varela, non è entrato nel calcio italiano dalla porta principale, ma ha dovuto scalare i campionati partendo dalla serie D, debuttando in A a quasi 33 anni. Occhio a non imitare il Nacho sbagliato: Inacio Joelson a Pisa è stato l’emblema del “vorrei ma non posso”. Una curiosità: Varela ha esordito da titolare in Italia sostituito da Edgar Alvarez, altro esempio da non seguire.
Come Gabionetta. Anche il funambolo brasiliano partì dal basso, precisamente dalla C2 a Varese, ma presto il Pisa lo prelevò facendogli scalare due categorie. In comune tra i due giocatori una scelta coraggiosa, che ci auguriamo si riveli azzeccata anche per Varela: scendere in Lega Pro per rilanciarsi. Gabionetta, dopo aver accettato sorprendentemente la corte della Salernitana di ritorno dal Cluj in Romania, ha vinto il campionato con i campani di Lotito e ora nella stessa compagine è il capocannoniere della B.
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