Bad Boars in serie A ma senza una palestra
La presidente Silvia Sfingi: impianto chiuso, se il Comune di San Giuliano non ci aiuta svanirà un sogno
MOLINA. Andrea Bellini (senior), Alessio Lettera (U20) e Giada Loni (nazionale femminile): dalla piccola realtà di Molina di Quosa sono volati in Argentina ottenendo risultati di rilievo e addirittura ai Mondiali under 20 hanno vinto la medaglia di bronzo. Ritornati in Italia sono stato festeggiati dagli amici e dai paesani, ma il loro entusiasmo si è scontrato con la dura realtà che incombe da mesi sugli impianti sportivi. La squadra locale che milita ormai da anni in serie A con atleti cresciuti nel vivaio locale all'ombra dei castagni, rischia di non potersi iscrivere al campionato di massima serie per la mancata concessione degli impianti sportivi. Il Comune sa di avere atleti che danno prestigio allo sport e al territorio sangiulianese con una squadra che ha vinto anche quest'anno la coppa Italia e per questo insieme al loro coach Marco Bellini è stata premiata dal sindaco Sergio Di Maio. La presidente della società molinese Silvia Sfingi ha dichiarato che l'amministrazione sangiulianese ha cercato di correre ai ripari dopo che l'Asl pisana aveva chiuso gli impianti per la mancata manutenzione e la precaria sicurezza della struttura: «La giunta è intervenuta nonostante le ristrettezze finanziarie ma l'impegno non è stato sufficiente e l'Asl ha mantenuto il suo parere negativo. Infatti risultano mancanti costosi interventi per la completa riapertura della palestra dell'impianto sportivo di Molina di Quosa, lavori che l'attuale gestore non può oggettivamente affrontare, avendo la prospettiva di una gestione a breve scadenza».
Purtroppo in tutta la provincia non esistono piste strutturalmente adeguate ed omologate per questa disciplina.
«Ulteriori incontri - dice Sfingi -sono previsti per cercare di trovare una soluzione in tempi brevi in quanto i termini di iscrizione per la squadra dei Bad Boars sono ormai in scadenza. Se questa vicenda non avrà lieto fine, svanirà un sogno. Ma come si fa a far morire un sogno che per anni ha aggregato decine di ragazzi e ragazze in un ideale sportivo non escludendone l'aspetto sociale? Una medaglia o una targa è gradita ma questi atleti (da non dimenticare anche la bella realtà del pattinaggio artistico, che patisce le stesse condizioni) hanno bisogno di risposte concrete». (m.p.)
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