Il presidio
Papasidero al contrattacco: non sono un dopato
PISA. "Non sono un dopato". Lorenzo Papasidero, dopo la sospensione cautelare ricevuta a causa di un rilevamento di pentetrazolo, ha deciso di fornire la sua versione dei fatti. «Ecco cosa è successo....
PISA. "Non sono un dopato". Lorenzo Papasidero, dopo la sospensione cautelare ricevuta a causa di un rilevamento di pentetrazolo, ha deciso di fornire la sua versione dei fatti. «Ecco cosa è successo. Ho iniziato a giocare l'Open maschile di Avenza già febbricitante e con un'importante tosse - dichiara il tennista -. Intorno alle 4 di mattina del 22 agosto, giorno della partita dei quarti, non riuscivo a chiudere occhio per la tosse forte».
Era ospite della nonna e le chiese se in casa avesse qualche sedativo in modo da riuscire a dormire e recuperare un minimo di forze per la partita che avrebbe giocato da lì a poche ore: «Lei mi diede il 'Cardiazol', farmaco preposto a calmare la tosse». Il tennista non lesse la composizione del farmaco. «Il pomeriggio, dopo la partita, mi chiesero un prelievo di urina. Senza alcun problema fornii il campione sicuro di essere in regola con le normative Coni». Il dottore che gli effettuò il prelievo, notando che la sua forma fisica non era al top, gli chiese cosa avesse: «Spiegai che ero malato e sottolineai i farmaci assunti, tra questi dichiarai anche le goccioline».
Il 9 settembre arrivò la chiamata della procura anti doping: «La frase che sentii fu: nelle goccioline da lei assunte c'era il pentetrazolo, sostanza proibita».
Continua il tennista: «Oltre allo shock per la sospensione cautelare ricevuta, quello che mi ha fatto male è stata la risposta pubblica alle poche righe pubblichiate dal Coni. Nessuno, se non pochi, mi hanno contattato per chiedermi come gli eventi si fossero realmente svolti!» . Domani Papasidero andrà a Roma per chiarire la questione, «poi intraprenderò ogni azione possibile per far emergere la verità. Non mi sono mai dopato».
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