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A Morrone la fascia di capitano sin dall’esordio

A Morrone la fascia di capitano sin dall’esordio

Non è per la prima volta che accade: i precedenti di Vagnati e Ferrigno. Il caso di Alessandro Mannini

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PISA. Stefano Morrone capitano del Pisa fin dall’esordio in nerazzurro nell’amichevole con La Veloce. Età, prestigio ed esperienza spesso valgono più della semplice anzianità di servizio, che avrebbe premiato Paolo Rozzio, unico calciatore alla terza stagione nel Pisa, ma appena ventiduenne. Lunga la tradizione dei “nati capitani” che ha caratterizzato le ultime stagioni di successo.

Un immediato onore fu concesso anche a Davide Vagnati, in occasione della risalita dal massimo campionato dilettantistico nel 2009-2010, ma in realtà allora tutti i membri della rosa partivano da zero presenze, subito dopo il fallimento societario. Un po’ come capitò a Ferrigno nella prima gestione Braglia (2006-07): l’attuale diesse del Messina, in seguito all’infortunio capitato a Baggio, guidò dal campo una squadra nella quale ad avere il curriculum più lungo sarebbe stato Gianluca Zattarin (già nerazzurro dal 1999 al 2001).

Condottiero dal primo giorno, come Morrone, anche Rubens Pasino nell’estate 2005 e, con maggior fortuna, Raffaele Quaranta, che nel 2000 superò la concorrenza dei pisani doc Paolo Andreotti (fu però quest’ultimo il primo ad alzare la Coppa Italia di serie C) ed Emiliano Niccolini (che dovette attendere per diventare profeta in patria).

L’anno prima, quello del salto in C1, a dominare nello spogliatoio era stato Davide Cei, pisano anche lui, 35 anni, ma appena al secondo campionato di militanza. Simile il caso di Gianluca Signorini, che si collocò in cima al gruppo dal primo giorno fino alla promozione in C2 della primavera 1996, ma in realtà non era un novizio nella sua città natale, dove era cresciuto anche calcisticamente, arrivando a vincere un campionato di C1 nel 1978-79.

Nelle grandi vittorie del Pisa di Anconetani un piccolo paradosso: Alessandro Mannini, assoluto protagonista di quasi tutte quelle gloriose pagine, fu sempre un leader silenzioso e non ufficiale, penalizzato nella libertà di protestare dal ruolo di portiere, che però non aveva impedito a Dino Zoff di elevare la Coppa del mondo nel 1982.

Massimo Berutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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