Il Tirreno

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Il Pisa ha fatto un mercato intelligente

di Massimo Berutto
Il Pisa ha fatto un mercato intelligente

Il direttore sportivo Mauro Meluso, un doppio ex, presenta il match: il Frosinone però ha qualcosa in più dei nerazzurri

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PISA. Ci sono gare che possono deviare il corso di una carriera. Per Mauro Meluso (e non solo per lui) una di queste partite del destino è stata, purtroppo, la finale Albinoleffe-Pisa e un’altra, in misura minore ma significativa, l’ultimo Pisa-Frosinone, con il discusso rigore di Favasuli che barattò il destino dei ciociari con quello dei nerazzurri. «Sì, quel calcio di rigore è stato determinante, anche per certe decisioni che poi sono scaturite». Il dirigente che accompagnò il team rossocrociato dal crepuscolo della presidenza Gerbi-Posarelli all’entusiasmo, gelato dalla sfortuna, nei primi due anni della proprietà Mian-Gentili (scoprendo il talento di Daniele Mannini), è ancora formalmente sotto contratto con la società ciociara, che però in estate ha scelto di affidarsi a Marco Giannitti. «Con quel rigore è cambiato il nostro campionato - prosegue il diesse calabrese - e quello del Pisa, arrivato addirittura in finale playoff. Ma secondo me fino all’80’ di quella partita anche i tifosi nerazzurri avrebbero scommesso sul Frosinone. Noi fummo un po’ penalizzati e, con grande sincerità, sul momento mi arrabbiai moltissimo. Fu la goccia che fece traboccare il vaso».

Contestaste il fallo da rigore o l’apparente ripensamento del signor Ros di Pordenone prima di decretarlo?

«Il ripensamento è sintomo di indecisione e l’indecisione è indice di poca personalità. Non era un arbitro all’altezza di un Pisa-Frosinone. Si può sbagliare, anch’io commetto tanti errori, ma non si possono applicare due pesi e due misure. Ricordo che l’arbitro nel dopo gara era bianco cadaverico. Era in difficoltà, perché in buona fede».

Quanto è diverso il suo Frosinone da quello che affronterà il Pisa nell’anticipo?

«Ci sono stati innesti, anche importanti. Una squadra forte lo scorso anno e anche in questa stagione, ma con un entusiasmo differente. Molti giocatori rimasti dalla retrocessione ora, o per scadenza del contratto o per squalifica, hanno esaurito la loro esperienza a Frosinone, pur essendo buoni calciatori. Una condizione che sarebbe stata auspicabile subito dopo la discesa di categoria. In questo senso io avevo cercato di fare il possibile».

Come vede il Pisa?

«E’ una squadra in grado di ben figurare. E’ cambiata tanto. Quest’anno a farla da padrone è l’assenza di retrocessioni, dunque c’è meno stress. Se vuoi fare una spending review, non ci sono rischi. Molte squadre hanno tenuto conto che nel girone B ci sono formazioni molto attrezzate e, facendo due conti, hanno capito che non conveniva svenarsi».

Il Frosinone rispetto al Pisa è più avanti nella griglia di partenza?

«Il Frosinone secondo me ha qualcosa in più, con calciatori come Ciofani, Gessa e Soddimo. Il Pisa non ha compiuto un exploit sul mercato, ma ha operato con intelligenza».

Cosa pensa della querelle sull’età media e del compromesso che è stato raggiunto?

«L’Italia è il Paese dei compromessi. Secondo me è molto utile una maggiore attenzione ai giovani, ma le regole dovrebbero essere cambiate per premiare non tanto chi schiera gli under, ma chi fa giocare i ragazzi del proprio vivaio. Lanciare giovani di altre squadre può essere anche controproducente. Ricordo che quando ero a Pisa, 12 anni fa, le squadre dovevano avere un calciatore del 1983 e uno del 1981. Noi acquistammo Guariniello e Zitolo. Si scatenò una corsa ad assicurarsi i migliori. Altro che risparmio economico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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