Il presidio
Arbitri Aia, Stefano Liberti riporta Pisa in serie A
Il guardalinee della sezione “R. Gianni” è stato assistente di Roca al “Barbera” e oggi ricorda: «Partivo alle 6 con i mezzi pubblici per dirigere in Seconda...»
PISA. Stefano Liberti ha esordito in Seria A, al “Renzo Barbera” nel posticipo dell'ultima di campionato Palermo-Parma. Un successo enorme, un traguardo esaltante, una gioia per lui e per tutti i colleghi della Sezione di Pisa “R. Gianni” e del suo presidente Carlo Fiaschi, fieri ed orgogliosi di averlo come amico e come associato.
Questo è il frutto di sacrifici, sudore, passione, impegno e delle capacità indiscusse di Stefano, Ingegnere Meccanico, che il prossimo 14 Agosto compirà 33 anni: fresco di promozione alla Can B proprio in questa stagione sportiva, è riuscito a debuttare anche nella massima serie, coronando quindi il sogno che alimenta la passione per questo sport. Trattasi non di un arrivo, bensì di una prima tappa verso ulteriori e sempre più gratificanti traguardi che Stefano - siamo certi - riuscirà a raggiungere. Ci ha infatti abituato a grandi successi fin da quando, dopo il suo trasferimento a Pisa dalla Sezione di Catanzaro (dove è nato) e dopo la trafila delle categorie provinciali prima e regionali poi, riesce a transitare alle categorie nazionali ovvero nell'organico degli Arbitri a disposizione della CAN D nel 2004/05, arbitrando gare dal coefficiente di difficoltà sempre più alto per ben quattro stagioni.
Poi la decisione di partecipare al corso di qualificazione per Assistente dell'Arbitro il 19 e 20 luglio 2008, durante il quale dà il meglio di sé riuscendo ad essere inserito nell'organico degli Assistenti a disposizione della Cam Pro, dove si mette in luce nei quattro anni di permanenza dominando i campi nazionali dei professionisti. Per le grandi qualità e i meriti dimostrati viene promosso alla CAN B nello scorso Luglio 2012; qui sfoggia notevoli prestazioni che gli consentono di poter scendere per la prima volta in carriera su uno degli ambitissimi terreni di gioco della massima serie.
Grande soddisfazione per la Sezione pisana, che riesce ad annoverare tra le proprie fila un altro associato a così alti livelli dopo troppo tempo ormai: l'ultimo debutto di un pisano nella massima serie risale alla stagione 1974/75 quando Giancarlo Redini calcava per la prima volta da Arbitro un campo di Serie A, e prima di lui (gli Assistenti) Roberto Benvenuti e Renzo Santini e Giancarlo Cordoni negli anni 60/70/80, e prima ancora furono Luciano Pastechi negli anni 60 ed il grande Renzo Massai negli anni 50.
Le emozioni alla notizia della designazione? «Vuoto totale. Quando ho ricevuto la telefonata mi sono passati così tanti pensieri in testa che ho dovuto interrompere la chiamata col collegaA.
E mentre calpestavi l'erba del “Renzo Barbera”?
«Il momento più emozionante è stato quando è arrivato il taxi in albergo. Avevamo appena finito il briefing con la “squadra” e mi sono reso conto che quello era il momento di andare a fare la gara. Ho caricato la valigia e mi sono seduto in macchina. In quel momento spesso cerchiamo la concentrazione. In questo caso guardavo la strada, guardavo i cartelli stradali che indicavano la direzione per lo stadio. Avevo sempre visto il “Barbera” in televisione e mi ricordavo la montagna dietro la curva; camminando per la strada cercavo di individuare la montagna in modo da capire quanta strada mancasse per lo stadio. Poi l'arrivo, il riscaldamento e l'attesa. Quando siamo scesi in campo, ho cercato di mantenere la lucidità per godermi il momento dell'ingresso».
Qual è, secondo te, l'aspetto che rende difficile l'attività dell'assistente in campo ad alti livelli e nei campi importanti, quali quelli che stai calcando?
«Senza dubbio l'aspetto psicologico. Sapere che l'esito di una gara può dipendere da una tua decisione con i risvolti che ne conseguono ti mettono a dura prova».
Nella tua carriera c'è stato un momento bello ed uno meno bello da ricordare?
«Il momento più bello credo sia l'ingresso al “Barbera”, anche se ne ho vissuti tantissimi in questi anni. Non ricordo momenti meno belli, forse per colpa del mio carattere».
Qual è il segreto per arrivare in Serie A?
«Non esiste un segreto. Anche perché se così fosse lo svelerei subito. Ci vuole fortuna innanzitutto. Poi sacrificio e passione. Ricordo che i miei amici i primi anni di università qui a Pisa vedendomi partire alle 6 del mattino con i mezzi pubblici per raggiungere posti impensabili per fare una gara di seconda categoria, e poi tornare la sera alle 9 mi chiedevano “Ma chi te lo fa fare?“. Beh oggi una risposta ce l'avrei...».
A chi dedichi questo prestigioso debutto?
« Due persone in particolare. Mio padre che passava le domeniche ad accompagnarmi in seconda categoria in Calabria. Poi Ludovica. Quanti fine settimana ha passato da sola... lei sola sa cosa ha fatto per me e non ho voglia di renderlo pubblico».
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