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Pisa, l’effetto Arena può essere decisivo

di Francesco Loi
Pisa, l’effetto Arena può essere decisivo

Parla Gianluca Petrachi, che ha appena salvato il Torino con Ventura: «Nella finale playoff con il Monza fece la differenza»

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PISA. «Forse il Perugia ha più qualità tecniche, ma il Pisa è ricco di orgoglio. E la bolgia dell’Arena potrebbe fare la differenza». Il pronostico è firmato da Gianluca Petrachi, direttore sportivo del Torino, ma - per questa intervista - soprattutto l’architetto-diesse del Pisa prima di Braglia e poi di Ventura. Ovvero le squadre migliori della storia recente nerazzurra. Per una stagione (1998-1999) Petrachi è stato anche calciatore del Perugia, con 5 gol segnati in serie A. Cominciamo.

Petrachi, il suo Torino si è appena salvato...

«E’ stato un traguardo importante. Siamo una neopromossa che comunque non è mai entrata nel calderone vero della lotta per salvarsi. Sarebbe stato un cammino anche migliore se non avessimo perso nel finale tutte e quattro le partite contro le prime. Però il bilancio è positivo, considerando anche che siamo in serie A la terza squadra che spende meno per gli ingaggi».

Ma Ventura resta? Ci sono voci di tensioni con la piazza...

«Nessun problema. Ventura resta al Torino».

Parliamo di Pisa-Perugia dei playoff: ha seguito un po’ il campionato?

«Qualcosa, ma a livello professionale non troppo. E spiego il perché: il livello della Lega Pro si è abbassato, e non poco. Prima si poteva scovare qualche talento, ma ora è quasi impossibile trovare un ragazzo in grado di sopportare il doppio salto di categoria, dalla C alla A».

Contatti personali con Pagliari e Lucchesi?

«Con Pagliari direttamente non ci conosciamo. Con Lucchesi abbiamo parlato qualche mese fa del difensore Migliorini, che poi però è andato al Como».

I suoi intrecci con Perugia sono diversi, compreso Leonardo Covarelli: sa che qualche giorno ha dichiarato di essersi pentito per aver lasciato Pisa scegliendo Perugia?

«E’ qualche anno che non ci sentiamo. Ricordo di essere stato il primo a sconsigliarlo di andare a Perugia. Anche in C, per essere sicuri di vincere, servono grandi risorse economiche: non era il suo caso. A Pisa invece, con pochi ritocchi, avremmo potuto ricostruire in B una squadra competitiva. Infatti non l’ho seguito a Perugia».

Come fece al contrario Marco Scarpelloni, allora dg, dopo la famosa frase «perché Perugia è Perugia»...

«Credo che non solo Covarelli si sia pentito di quella scelta. Scarpelloni non poteva incidere nei risultati della squadra. Non ha mai inciso. Se quel Pisa ha fatto quel che ha fatto, spendendo zero, le ragioni erano altre».

Chiaro. Cosa ricorda in particolare dei playoff di serie C e delle gare con Venezia e Monza?

«Ricordo che dopo la sconfitta dell’andata a Monza ci chiudemmo dello spogliatoio e poi ne uscimmo già ricaricati a mille per la partita di ritorno. Avevamo infatti una certezza: che l’Arena sarebbe stata una bolgia. E che quelli del Monza non si sarebbero mai aspettati un’accoglienza del genere. Il loro pullman faticò tantissimo ad entrare nell’Arena. A quel punto lo stato d’animo dei nostri avversari era già volto verso la sconfitta».

Quali le premesse della gara con il Perugia?

«Si sfideranno due buone squadre. Credo che il Perugia abbia qualcosa in più sotto il profilo tecnico. Ma il Pisa è ammirevole per orgoglio, voglia e fame. Sono caratteristiche che possono annullare le differenze tecniche».

E l’effetto Arena?

«Non sarà facile per il Perugia la gara d’andata. Affrontare l’Arena gremita è qualcosa di particolare. Anche i giocatori più esperti possono risentirne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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