Meluso: i punti in palio sono decisivi
Il grande ex, ora direttore sportivo del Frosinone, presenta la gara di domani e ricorda gli anni trascorsi a Pisa
PISA. Un grande ex tornerà all’Arena Garibaldi, con il rischio concreto di estromettere definitivamente il Pisa dalla corsa ai playoff. Mauro Meluso, diesse del Frosinone, dovrà mettere da parte i sentimenti e pensare agli interessi della sua attuale squadra, in lotta con l’undici nerazzurro per la quinta, e probabilmente unica, piazza ancora disposizione negli spareggi promozione. Il direttore sportivo, a Pisa dal 2001 al 2004, sfiorò la serie B nella finale di Bergamo e proprio in quei mesi del 2003 scoprì il talento di Daniele Mannini.
Direttore, Pisa-Frosinone potrebbe essere già una gara decisiva almeno per il Pisa…
«Da qui alla fine tutte le partite saranno importanti. Sicuramente se il Pisa dovesse incorrere in una sconfitta, il suo gap nei nostri confronti diventerebbe ancora più importante».
Come sta il Frosinone?
«Siamo in un momento abbastanza felice. Siamo tornati quelli che eravamo. Domenica scorsa contro il Catanzaro siamo rientrati sulla via maestra e adesso spero in una continuità di prestazione».
Per Pisa e Frosinone c’è ormai solo un posto a disposizione nella griglia dei playoff?
«Guardando la classifica, sembra ci sia solo un posto per noi, il Pisa ed il Benevento, ma il calcio è imprevedibile».
Dopo la sconfitta dell’andata il Frosinone è entrato in una striscia di pareggi: il momento più buio della vostra stagione?
«La sconfitta con il Pisa era stata un po’ immeritata e ci ha penalizzato oltremodo. Ma persino quando abbiamo perso a Nocera e Avellino, con decisioni arbitrali discutibili, le prestazioni mi hanno sempre lasciato tranquillo».
È un dato di fatto però che Frosinone e Pisa all’andata duellavano per la vetta, mentre adesso sgomitano per il quinto posto: è stato il mercato di gennaio a cambiare gli equilibri?
«Secondo me il mercato di gennaio non ha stravolto granché, soprattutto nelle squadre che occupano le prime posizioni. Semmai si sono rinforzate le compagini di bassa classifica, come Carrarese, Barletta ed Andria. È vero che Pisa e Frosinone all’andata lottavano per il primo posto, ma normalmente ciò che succede nelle prime 10 giornate non si mantiene fino alla fine. Nocerina, Perugia e Benevento erano in ritardo, ma nel tempo hanno dimostrato il loro valore. Comunque noi e l’Avellino siamo le squadre che hanno subìto meno gol (20)».
Tulli vi perforò due volte e da allora non ha più segnato…
«Contro di noi giocò una grande partita e dopo è andato incontro ad un periodo poco favorevole a livello realizzativo, come è capitato a Perez. Tutta la squadra si è inceppata. Anche l’infortunio capitato domenica scorsa a Buscè è stato pesante».
Lei dell’Arena Garibaldi ha pochi ricordi tristi…
«Effettivamente il ricordo più brutto non è di Pisa, ma della finale di Bergamo».
Quale immagine le viene in mente quando pensa all’Arena?
«Un fortino. L’arma in più per il Pisa. Questi discorsi possono sembrare retorici. Io posso dire di aver avuto un buon rapporto con la tifoseria, di grande rispetto senza troppa enfasi, e perciò ancora più autentico».
Ultimamente l’Arena ha avuto un aspetto ben diverso da quello che lei ricorda, anche se forse il dimezzamento dei prezzi riporterà un buon pubblico allo stadio…
«Ogni periodo ha la sua storia. Nel momento in cui io ho lavorato a Pisa, l’entusiasmo era alle stelle dopo l’avvento di Mian e della signora Gentili. Si intravedevano traguardi importanti, che sfumarono nella finale di Bergamo. Il pisano resta un tifoso appassionato».
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