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I botti di mercato? Sul filo di lana

I botti di mercato? Sul filo di lana

Andrea Bagnoli, procuratore: il Pisa può dire la sua, il Perugia lavora bene

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PISA. Grandi incertezze sull'orizzonte della Lega Pro. A risentirne è il mercato, che non ha ancora tracciato nitidamente il volto delle squadre.

Per cercare di capire cosa succederà ci affidiamo ad Andrea Bagnoli, ex bomber cresciuto nel Pisa (dove tornò per qualche mese nel 1997), adesso affermato agente Fifa, esperto di calcio sudamericano e procuratore (insieme ad Eugenio Ascari) del nerazzurro Francesco Colombini.

Andrea, cosa sta accadendo alla vecchia serie C?

«Il problema è generale. È in atto una ristrutturazione del calcio: dovranno essere rivisti tutti i parametri. In Italia non arrivano più i top player. È il caso di Lucas: si parlava di lui da tempo, ma il Paris Saint Germain è stato più efficace. In Lega Pro si fanno giocare i ragazzi, ma solo per mettersi al sicuro da possibili fallimenti. Ogni anno qualche grande realtà sparisce, come quest'estate Taranto, Foggia e Spal».

Come al solito saranno gli ultimi 7 giorni ad accendere le trattative?

«Credo che saranno gli ultimi 4 giorni. Dopo la Coppa Italia e la prima di campionato in A e B potrà uscire qualche operazione».

Nel girone del Pisa quale società si è mossa meglio?

«Una società che sta lavorando bene da due anni è il Perugia. Ci saranno sicuramente squadre rivelazione, ma la regina secondo me è la formazione umbra. Anche il Pisa ha un buon organico e può dire la sua».

Finora qual è stata l'operazione di maggior spicco?

«Non c'è stato un colpo in particolare, anche se le squadre si sono rinforzate. Il trasferimento di Evacuo in una grande piazza può essere la mossa di questo mercato».

Il Pisa è finito nell'infuocato girone B…

«Ci ho giocato e ai miei tempi era una seconda serie B. In C ho affrontato Salernitana, Palermo, Avellino, Catania e Catanzaro, con avversari come il povero Di Bartolomei, Musella e Di Carlo. Vent'anni fa il girone B era tosto per una serie di fattori che non ci sono più. Ad esempio quello ambientale, perché giocavamo davanti anche a 17mila persone. Allora i ragazzi delle squadre Primavera non trovavano posto, si voleva il calciatore affermato. Adesso invece si cercano i '92-'93, ma rimane il timore quando si tratta di investire comprando un giovane. E pensare che Lucas, un 1992, ha già alle spalle due annate nel campionato brasiliano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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