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Pagliari, più rischi tattici e sono saltati gli equilibri

di Massimo Berutto
Pagliari, più rischi tattici e sono saltati gli equilibri

L’esonero dell’allenatore è stato deciso dal club dopo un numero di sconfitte nell’ultimo mese e mezzo pari a tutte quelle subite nel resto della sua gestione

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A Pagliari sarebbe bastata un’altra sola gara per concludere un intero, personale campionato sulla panchina nerazzurra. Invece si è fermata a 33 giornate la permanenza del tecnico maceratese. Il bilancio parla di 12 vittorie, 11 pareggi e 10 sconfitte. Quarantasette punti in tutto, che nello scorso campionato avrebbero significato un lusinghiero sesto posto. I cinque passi falsi dell’ultimo mese e mezzo sono pari a quelli accusati nei restanti dieci mesi. L’Arena, che aveva visto Pagliari vittorioso per 10 volte su 13, lo ha salutato dopo il terzo, decisivo scivolone interno consecutivo con il Lumezzane. Pagliari se ne va lasciando dietro di sé un quesito insolubile: cosa si è rotto nel Pisa delle ultime 6 partite?

Prudente, spregiudicato, rinunciatario. Tre aggettivi in sequenza riassumono rispettivamente il Pisa del sogno, quello del declino ed infine la crisi. Il miglior Pisa di Pagliari si copriva le spalle, ma non rinunciava mai a pungere, in un 4-4-2 interpretato da esterni abili a difendere e ripartire. Per pareggiare a Vercelli, vincere a Foligno e sul Pavia (con zero gol al passivo), Pagliari non ha disdegnato di avanzare Benvenga in posizione di ala destra, dovendo compensare un centrocampo senza mediani. Benedetti è stato esterno alto di sinistra nel convincente 0-0 di Taranto. Entrambi i fluidificanti portati a centrocampo per il 2-2 di Carpi. Favasuli e Ilari (quando erano in forma) hanno saputo garantire offesa e difesa sulle fasce laterali, come nell’ultima vittoria, contro il Viareggio.

Più rischi. Da dicembre in poi Pagliari ha cominciato a rischiare di più, con l’utilizzo di Tremolada (in mezzo o sull’esterno), Nicastro (contro il Monza) e poi Tulli, smarrendo l’equilibrio vincente. Forse proprio l’assenza in rosa di un esterno “alla D’Anna”, per intederci, in grado di offendere, ma al tempo stesso di coprire ha rotto gli equilibri faticosamente creati sulle fasce. In questo senso, pesante l’assenza di Benedetti (incerti i sostituti fino all’arrivo di Colombini), ma anche la rinuncia iniziale a Leonardo Perez (tranne che a Foggia), attaccante che lavorava per Perna e per la squadra con il pressing. Infine la repentina e poco fortunata riconversione ad uno sparagnino 4-1-4-1, con una punta isolata (Perna) e una relegata al ruolo di difensore aggiunto (Strizzolo). Un fragile castello di carte, abbattuto dall’ultimo colpo di vento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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