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Sorrento, dopo la grandine l'arcobaleno

Ken Obodo e i rossoneri sorpresi dalla grandine
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Ken Obodo e i rossoneri sorpresi dalla grandine

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 PISA. L'arcobaleno dopo la grandine. Trasferta a Sorrento, normalmente terra di sole caratterizzata da una costiera splendida: viene da chiedersi che senso ha andare alle Maldive quando "dietro casa" abbiamo luoghi così belli. Invece domenica il mondo andava a rovescio: pioggia a dirotto, poi grandine, neanche fossimo a Ortisei o a Selva di Val Gardena. Anche l'arbitro pareva non crederci quando ha dovuto sospendere la gara per un paio di minuti: a raccontarlo c'è il rischio di essere presi per matti.  Il prato si è imbiancato completamente ma, essendo d'erba sintetica, non ne ha risentito più di tanto. Piuttosto ci si domanda come la Lega possa concedere l'agibilità a un terreno di gioco che ha un muro a brevissima distanza dalla linea laterale.  La partita è diventata anche un derby regionale tra i due co-capocannonieri (Perna è nato a Napoli, Ginestra a Pozzuoli) e il nerazzurro si toglie subito le scorie del rigore sbagliato domenica scorsa regalando (insieme agli altri ragazzotti e soprattutto a Pugliesi, che ragazzotto non è più) al Pisa un punto preziosissimo.  Alla fine, dopo il pareggio, esce anche l'arcobaleno: ripensando a questo convincente girone di andata, un arcobaleno lungo 26 punti.  E fare un punto allo stadio Italia non era per niente semplice. Basta sentire le parole di Ruotolo: «Tornare qui da allenatore ha un sapore speciale, unico, inarrivabile. Sorrento è un qualcosa che sento sulla pelle, che ho dentro, nel profondo del cuore». Gennaro Ruotolo è un autentico uragano di emozioni, genuino, schietto, proprio come quel giovane biondino dai polmoni d acciaio che, partendo dai campi di periferia e passando per Sorrento, ha saputo conquistare l'azzurro della Nazionale. «Sono caricato a mille - spiega - darò l'anima per il Sorrento facendo il possibile per vincere. Perché nel calcio, come nella vita, conta vincere. Le grandi responsabilità? Non mi mettono paura. Anzi. La mia squadra non dovrà temere nessuno». A.V.

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