Il Tirreno

Pisa

Tutto è cambiato nel giro di poche settimane

Ecco le tappe che hanno portato alla crisi della società nerazzurra

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 PISA. Dal «ripartiremo così, con Pagliari, con i giovani, per lottare per i playoff» di metà maggio al «basta, vendo le quote» di inizio giugno detto da Camilli. Tutto e il contrario di tutto nel giro di poche settimane. La vicenda del Pisa si è complicata ogni giorno di più. Conviene fare un riassunto delle puntate precedenti.  29 aprile: viene definita l'intesa tra l'amministrazione comunale, i soci dell'Ac Pisa (Piero Camilli, Carlo Battini, Stefano Sbrana) e il costruttore Andrea Bulgarella per la costruzione della cittadella dello sport, nei terreni tra Gagno e via Pietrasantina. A Palazzo Gambacorti si tiene una conferenza stampa per illustrare il percorso. Clima cordiale e sereno. Camilli nell'occasione dice anche: «Abbiamo messo una pietra miliare per il futuro del Pisa, che in questo modo viene anche crescere il suo valore patrimoniale».  11 maggio: Camilli inizia a svelare le sue intenzioni anche sul futuro calcistico dei nerazzurri. Rivolge complimenti a Dino Pagliari per il lavoro svolto e lo conferma sulla panchina del Pisa, parla di qualche ritocco sul mercato per riuscire a lottare per i playoff e aggiunge: «Il nuovo Pisa sarà un mix di giovani e anziani». E poi: «Dovremo cercare di rimettere in carreggiata alcuni dei nostri under».  23 maggio: inizia a cambiare la direzione del vento. «Aspettiamo la conclusione della stagione e poi vedremo. Potrei anche vendere il Grosseto e il Pisa». In Maremma gira questa dichiarazione di Camilli. Viene presa soprattutto come una battuta. Invece è il primo segnale forte di quanto sta succedendo.  27 maggio: emergono altre indicazioni sul fatto che qualcosa è cambiato davvero. Camilli cancella l'incontro con i soci per definire le strategie di mercato, i ruoli societari e la cittadella dello sport. Tutto diventa incerto.  4 giugno: arriva la notizia che Piero Camilli ha annunciato le sue dimissioni da presidente del consiglio provinciale di Viterbo. «Così non può andare - dice - e io mi sono stancato».  6 giugno: Camilli dice che qualcosa non ha funzionato negli accordi con gli altri soci per la cittadella dello sport e che quindi è sua intenzione uscire dalla società creata appositamente per gestire quel progetto tanto atteso. Il suo ruolo nell'Ac Pisa resta sullo sfondo, ma i dubbi stanno diventando certezze.  7 giugno: il presidente Carlo Battini sta attento a non gettare benzina sul fuoco: «Piero non è obbligato a stare nel progetto della cittadella, nonostante si fosse impegnato anche pubblicamente. Mi auguro si ravveda, le porte sono sempre aperte. Specifico anche che la cittadella nasce per dare una mano al Pisa, non per essere di ostacolo». Poi: «Camilli è intenzionato a vendere le sue quote? Non lo so: se così fosse ce lo faccia sapere, in modo che possiamo muoverci di conseguenza. I regolamenti interni dicono che per prima cosa deve rivolgersi ai soci. Magari sa già a chi passare. Però l'importante è riuscire a parlare di persona, per chiarire ogni cosa».  8 giugno: Camilli dichiara al Tirreno: «Sì, vendo le mie quote. Dovevamo fare la cittadella dello sport insieme, ma è un percorso che si è interrotto. Non posso andare avanti con persone con le quali non ci troviamo d'accordo. E la cittadella è legata al Pisa. Perciò vendo le quote. Quando sono arrivato io il Pisa non c'era. Ho svolto il mio compito, ora è giunto il momento che se ne occupi qualcun'altro, le mie quote sono a disposizione».

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