Il Tirreno

Pisa

Un talento sregolato ma straordinario, superstar dello sci dopo aver rinunciato al rugby

I segreti di "Tomba la Bomba"

Ma.Ber.
<b>PANATHLON CLUB. </b>Flavio Roda col presidente pisano Andrea Bottone
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PANATHLON CLUB. Flavio Roda col presidente pisano Andrea Bottone

Aneddoti e curiosità nella conferenza di Flavio Roda al Panathlon

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 PISA. Ancora un ospite di prestigio ha animato una riunione conviviale del Panathlon Club. Una serata dedicata allo sci, impreziosita dalla presenza di Flavio Roda, tecnico di fama internazionale e allenatore personale di Alberto Tomba. Una delle figure più importanti della Federazione sport invernali, già direttore agonistico per il settore maschile e femminile, e adesso presidente della scuola per tecnici federali. Accanto a Roda, il giornalista Gabriele Pezzaglia, Paolo Costagli e Alessandro Malvaldi. Un quartetto di presenze d'eccezione, voluto dai soci Luigi Zucchelli e Giorgio Gallani, e accolto con tutti gli onori dal presidente Andrea Bottone.  Con simpatia ed efficacia oratoria, Roda ha ripercorso le fasi della sua carriera, a fianco di un talento sregolato ma straordinario come Alberto Tomba. «Fin da piccolo - ha raccontato Roda - Tomba era un ragazzino particolare: si vedeva che aveva carattere e predisposizione per lo sci. Ma nessuno poteva immaginare potesse diventare ciò che poi sarebbe stato». Un primo approccio con il rugby, poi l'amore per gli sci. L'incontro professionale fra Roda ed il campione bolognese, dopo l'argento conquistato a Lillehammer in slalom nel 1994: «Era in un momento di crisi. Eravamo amici e dunque non credevo di essere l'allenatore giusto. Ma mi ha chiesto di aiutarlo e io ho accettato». Dal sodalizio scaturiscono le due medaglie d'oro vinte a Sierra Nevada: «Alberto ci teneva tanto perché ai Mondiali non era mai riuscito a vincere». Amara l'ultima Olimpiade a Nagano nel 1998: «Era la sua quarta Olimpiade, ma stava bene. Purtroppo ebbe un incidente nel gigante. Rischiò di farsi veramente male e dovette rinunciare allo slalom. Quel giorno per la prima volta lo vidi piangere». I primi segnali della volontà di abbandonare: «Mi accorsi che voleva smettere, quando lo vidi nervoso in una gara al mattino. Di solito era calmo e calcolatore. Aspettava sempre l'ultimo istante per scendere in pista, e invece quella volta arrivò con un quarto d'ora di anticipo. Vinse la gara di slalom ma si ritirò. Avrebbe potuto continuare altri due anni, perché aveva ancora forza e fisico».  Nel femminile primeggiava la classe di Deborah Compagnoni: «Una volta sullo stesso tracciato dello slalom gigante Deborah fermò il cronometro solo un secondo e mezzo dopo Alberto. Un tempo eccezionale».  Non solo i successi di Tomba nella carriera di Roda: pur nelle difficoltà economiche della federazione, le ultime due stagioni hanno fruttato 18 medaglie complessive ai mondiali junior. Ma con un rammarico: «Non c'è più spazio per i giovani, perché adesso gli atleti di 32-33 anni sono ancora in forma. E pensare che Thoeni smise a 23 anni...». Il più grande sciatore di sempre? «Zeno Colò. Per un grave errore della federazione venne squalificato a causa di una sponsorizzazione, e poi riabilitato».

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