Il Tirreno

Pisa

La storia. 1988, l’attuale vice coach del Genoa e Cuoghi fuori rosa nel Pisa: un retroscena

Caneo: quando salvai Materazzi

Massimo Berutto
L’ex nerazzurro Bruno Caneo
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L’ex nerazzurro Bruno Caneo

Il mister gli aveva dato il permesso, il giocatore non fece la spia

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 PISA.Stefano Cuoghi su una panchina, Bruno Caneo sull'altra. Il tecnico nerazzurro ed il vice allenatore genoano: due capitani del Pisa che fu e due ex compagni che hanno condiviso amarezze e successi, come la comune esclusione dalla rosa nel 1988 e il loro rientro a furor di popolo, in tempo per firmare la seconda storica salvezza in A.  Caneo, si emozionerà tornando all'Arena?  «Ogni tanto passo da Pisa, e mi vengono in mente bei ricordi. Là ho vissuto i momenti più belli della mia maturazione e intrecciato rapporti con grandi personaggi come Romeo, la sua famiglia e lo staff. A Pisa ho sempre riscontrato un grande affetto, ricambiato da parte mia. Arrivai quando mio figlio Antonio era ancora piccolo. Furono 4 anni stupendi».  Sull'altra panchina ritroverà un suo ex collega fresco di successo...  «Mi fa piacere che abbia avuto questa soddisfazione. Sinceramente non era facile. Non è mai semplice vincere. Cuoghi ha una personalità importante e ha sempre dato qualcosa in più. Ora ha staccato il biglietto per la C2, ma spero non si fermi qui. Pisa ha un bel bacino di utenza. Con le forze economiche adeguate può tornare presto ai livelli di B ed A».  Lei e Cuoghi siete legati indissolubilmente da un episodio: l'esclusione dalla rosa nel 1987-88 e il ritorno voluto dalla piazza. Cosa ricorda di quell'espisodio?  «Fu un episodio importante perché diede un segnale di come noi due eravamo visti a Pisa dal punto di vista morale e comportamentale. Non meritavamo quel trattamento dalla società, perché non avevamo fatto niente di male. Era un momento difficile della stagione e arrivò l'input giusto. Il nostro orgoglio ci diede la reazione nervosa per ottenere una salvezza che sembrava perduta, ottenuta grazie alla ritrovata unita fra pubblico, giocatori e società».  Tutto nacque dal fatto che vi allontanaste da Pisa: lei però aveva il permesso di Materazzi...  «Io salvai l'allenatore, altrimenti Romeo lo avrebbe mandato via. Mi presi le mie responsabilità, e in un confronto diretto dissi che il mister non sapeva nulla. Salvammo capre e cavoli».  Al rientro in squadra lei segnò uno dei gol-salvezza al Cesena...  «Fu una vittoria meritata. Ci salvammo grazie ad altri grandi risultati, a Genova con la Sampdoria e contro il Torino».  Si parla spesso di Gentile che mise la museruola a Maradona: anche lei non fece veder palla al Pibe de Oro...  «Per vincere ci voleva tutto. Servivano giocatori di classe come Been, Dunga, Sclosa, Cecconi o Piovanelli, e chi come me riconquistava palla e non mollava mai».  Ora ha cambiato veste, ed è secondo di Gasperini al Genoa: come giudica la stagione della sua squadra?  «Superlativa. Abbiamo raccolto 51 punti, nonostante le difficoltà legate ad infortuni. Dopo i successi dello scorso anno, la gente di aspettava di più, ed anche noi pensavamo di fare meglio, ma non dimentichiamo che abbiamo perso giocatori come Rubinho, Milito e Motta. Essere salvi a gennaio è già una grande impresa».

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