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Si riparte quasi dagli abissi dopo la Meloria calcistica

Marco Barabotti

La passione si sente. Sia che il Pisa faccia la serie A o la Z. Per chi l'ha dentro, fin da quando era in fasce, è un refrain quasi arteriosclerotico. Ed eccoci ancora qui, dopo un tonfo gigantesco, dalla B alla D.

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La passione si sente. Sia che il Pisa faccia la serie A o la Z. Per chi l'ha dentro, fin da quando era in fasce, è un refrain quasi arteriosclerotico. Ed eccoci ancora qui, dopo un tonfo gigantesco, dalla B alla D.

Ma ci siamo abituati, nei decenni passati, a schizzare su e giù, sull'altalena del calcio di una città di provincia, ma gloriosa. Non l'abbiamo mai abbandonata la nave, neppure nei momenti di grande tempesta. A traghettarci verso la resurrezione, dopo le due ultime sciagurate gestioni, ci stanno provando imprenditori locali imparentatisi con un personaggio che somiglia un po' a Romeo, almeno nella genìa del comando. Quel Piero Camilli che ha portato la Maremma calcistica al massimo della sua gloria. Del resto il suo anagramma è tutto un poema: colpirai elmi.

Ed eccolo il comandante approdare a Pisa, ergendosi a despota illuminato per ricostruire la flotta pisana dopo la Meloria calcistica. D'altronde Pisa ha sempre avuto bisogno nella sua storia di grandi condottieri venuti da fuori, come Uguccione della Faggiola che conquistò Lucca e sconfisse i fiorentini nella battaglia di Montecatini. Si riparte dunque quasi dagli abissi del calcio, sperando che due fallimenti in 15 anni siano ormai da considerarsi irripetibili. Forza e coraggio, risaliremo presto.

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