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Pisa, è morto Ilario Luperini: addio al critico d’arte che ha segnato la cultura toscana

di Redazione Pisa

	Ilario Luperini
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Ilario Luperini

Docente, dirigente scolastico, curatore di mostre e protagonista della vita pubblica cittadina, ha dedicato decenni alla formazione dei giovani e alla valorizzazione del patrimonio artistico. Il suo nome resta legato ad alcune delle più importanti esperienze culturali pisane degli ultimi quarant’anni

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PISA. Se ne va una figura che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento per la cultura cittadina e toscana. È morto all’età di 82 anni Ilario Luperini, critico d’arte, storico, docente e dirigente scolastico che ha legato il proprio nome a Pisa, alla divulgazione artistica e alla formazione di generazioni di studenti. Nato a Pietrasanta il 7 aprile 1944, Luperini aveva trovato nella città della Torre il luogo in cui sviluppare gran parte del suo percorso umano e professionale, diventando una delle personalità più conosciute e apprezzate del panorama culturale pisano.

Dalla laurea a Pisa alla didattica museale

Dopo la maturità classica si era laureato in Lettere all’Università di Pisa, maturando fin da subito una particolare attenzione per la divulgazione e l’educazione artistica. Una vocazione che lo portò a impegnarsi nella costruzione di nuovi percorsi dedicati alla conoscenza del patrimonio culturale.

Nel 1976 fu tra i fondatori della Sezione didattica del Museo di San Matteo insieme ad Antonino Caleca e Lucia Tongiorgi. Parallelamente collaborò a lungo come consulente didattico per le Soprintendenze della Toscana, contribuendo allo sviluppo di un approccio innovativo alla didattica museale e all’avvicinamento dei giovani alla storia dell’arte.

Gli anni alla guida dell’Istituto d’Arte

Una delle esperienze più significative della sua carriera arrivò nel 1983, quando assunse la dirigenza dell’Istituto Statale d’Arte di Pisa, oggi Liceo Artistico Russoli.

Rimase alla guida dell’istituto fino al 2006, accompagnandolo in una lunga stagione di rinnovamento e sperimentazione. Sotto la sua direzione la scuola si distinse per l’attenzione ai linguaggi contemporanei, al design, alla multimedialità e alla ricerca didattica, diventando un laboratorio culturale aperto al territorio.

Quell’esperienza fu poi raccontata dallo stesso Luperini nel volume L’arte e la scuola che non c’è. Idee, progetti, vicende di una scuola sperimentale, pubblicato nel 2012.

Critico d’arte e curatore di mostre

Accanto all’attività educativa, Luperini ha sviluppato un intenso lavoro come storico e critico d’arte, firmando saggi, cataloghi e pubblicazioni dedicate tanto agli artisti del passato quanto ai protagonisti dell’arte contemporanea. Ha collaborato con riviste e testate specializzate ed è stato curatore di importanti esposizioni che hanno lasciato un segno nella vita culturale della città. Tra queste spiccano le mostre dedicate a Igor Mitoraj e Arnaldo Pomodoro all’Opera della Primaziale di Pisa.

L’impegno per Pisa

La sua attività non si è limitata al mondo della scuola e dell’arte. Nel corso degli anni ha ricoperto incarichi istituzionali come assessore e consigliere comunale, oltre a essere stato presidente della Fondazione Teatro di Pisa. Profondo conoscitore della storia cittadina, ha partecipato attivamente a numerose iniziative per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e architettonico, impegnandosi anche nell’Associazione per le Mura di Pisa. Fino agli ultimi tempi aveva continuato a promuovere progetti e idee. Solo poche settimane fa, insieme all’architetto Marco Sereni, aveva dato vita al Gruppo Pisano dell’Arte, confermando una passione e un’attività culturale mai venute meno.

L’eredità di un protagonista della cultura

Con la scomparsa di Ilario Luperini, Pisa perde un protagonista della propria vita culturale, un uomo che ha saputo coniugare il rigore dello studioso, la sensibilità del docente e l’impegno civile verso il territorio.

Resta il segno di una lunga attività dedicata all’arte, alla scuola e alla diffusione della conoscenza, portata avanti con la convinzione che la cultura dovesse essere uno strumento di crescita collettiva e di partecipazione alla vita della comunità.

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