Pisa, ex sede della Banca d’Italia: nuovo tentativo di vendita – Possibile svolta con la destinazione d’uso anche alberghiera
Il primo tentativo di vendita del palazzo di via San Martino risale al 2012. La base d’asta è confermata a oltre 4 milioni di euro: offerte entro il 20 ottobre
PISA. A un anno di distanza, nuovo tentativo di vendita di palazzo Franceschi, ex sede pisana della Banca d’Italia nel quartiere di San Martino. Il prezzo a base d’asta è confermato in 4,4 milioni di euro. I soggetti interessati dovranno far pervenire entro il prossimo 20 ottobre un’offerta di acquisto irrevocabile per un periodo non inferiore a 180 giorni.
Apertura e valutazione delle offerte e della documentazione di corredo presentate dai partecipanti verranno svolte da una commissione composta da personale della Banca d’Italia il 22 ottobre alle 9,30 nella sede dell’istituto, in via Nazionale a Roma.
Il palazzo non è più utilizzato dal 2008. Nel 2012 il primo tentativo di vendita da parte della Banca d’Italia. Allora si partiva da una valutazione intorno ai 18 milioni di euro. Il ribasso, a 14 anni di distanza, è evidente.
Il complesso immobiliare ha ora una destinazione d’uso mista (istituto di credito e residenziale) e si articola su quattro piani fuori terra e un piano sottotetto, per una superficie commerciale complessiva di circa 6.060 mq. È costituito da un istituto di credito, 7 alloggi, un locale dopolavoro, una cabina elettrica, 4 soffitte. Dichiarato di interesse culturale, è sottoposto alle relative disposizioni di tutela.
L’edificio è compreso tra lungarno Galilei, via San Martino, via Franceschi e vicolo del Moro. Il Consiglio Superiore della Banca d’Italia deliberò di istituire la succursale pisana nel 1880 e l’anno seguente venne acquistato allo scopo palazzo Franceschi allora di proprietà del marchese Luigi Malaspina. L’11 luglio 1881 la succursale, completa di uffici e sportelli, venne aperta al pubblico. L’edificio è stato riconosciuto nel 1948 monumento nazionale dal ministero della Pubblica Istruzione. Al piano terra dell’edificio si sviluppava l’istituto bancario, con il salone riservato al pubblico, gli uffici, i locali di sicurezza, le chiostrine scoperte, il carico e lo scarico valori, i locali tecnologici della banca e le aree comuni condominiali relative agli alloggi a reddito e di servizio. Al piano primo gli altri uffici della banca con le funzioni di segreteria e di cassa, il salone del pubblico, gli uffici di direzione e la biblioteca. Al piano secondo erano presenti funzioni sempre collegate all’istituto bancario, quali i locali del dopolavoro aziendale, i locali utilizzati dai sindacati, l’ex caserma dei carabinieri, l’archivio e il posto di controllo della Banca. Al piano terzo gli alloggi di servizio. Al piano quarto tre alloggi a reddito, un alloggio di servizio, che in passato era occupato dal cassiere, le soffitte abbinate alle residenze, una mansarda, gli archivi della Banca e i locali tecnologici principali (centrale termica e centrale frigorifera). Nel sottotetto il soppalco di un alloggio a reddito e le sale macchine degli impianti elevatori.
Un edificio di pregio, anche per la posizione, ma finora senza un acquirente. Nel maggio scorso, in occasione dell’incontro pubblico della giunta comunale con i residenti del quartiere, era emersa la voce secondo cui ci sarebbe l’interesse di un soggetto privato. Una risposta decisiva potrebbe arrivare dal Piano operativo comunale (Poc) adottato che, nelle destinazioni d’uso, ha inserito anche quella alberghiera. Potrebbe essere la svolta.
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