La situazione
Allarme cocciniglia, pinete a rischio: Bani scrive al ministero per salvare il Parco di San Rossore
Il presidente del Parco ha chiesto ai accelerare sul via libera all’antagonista biologico per contrastare la cocciniglia
PISA. «Emergenza cocciniglia, serve la lotta biologica». È la proposta lanciata da Lorenzo Bani, presidente del Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli, che ha scritto al Ministero chiedendo di accelerare i tempi per poter utilizzare anche sul territorio toscano la lotta biologica contro la cocciniglia tartaruga.
La richiesta arriva dopo l'allarme lanciato nei giorni scorsi per la situazione delle piante nella zona sud del Parco. A richiamare l'attenzione sul problema erano stati Giovanni Garzella, ex assessore del Comune di Pisa, e le associazioni Amici della Terra Versilia, Comitato difesa alberi Pisa, Comitato per la difesa di Coltano e WWF Alta Toscana.
«La cocciniglia tartaruga è una delle più gravi minacce ai nostri pini», sottolinea Bani, ricordando di aver lanciato l'allarme già nel 2023, quando venne segnalata per la prima volta nella zona di Tirrenia.
Si tratta di un insetto particolarmente invasivo, che ha già provocato la distruzione di centinaia di ettari di pini domestici nel Lazio e in Campania. Dopo la prima segnalazione, il Parco si è attivato insieme alla Regione Toscana, al Comune di Pisa e agli altri soggetti interessati.
Monitoraggio e terapie
La Regione Toscana ha predisposto un piano d'azione che prevede una differenziazione degli interventi in base alle zone interessate. Le misure comprendono il monitoraggio delle piante, il trattamento endoterapico, cioè l'inoculazione di un insetticida specifico contro la cocciniglia, e l'abbattimento degli alberi definitivamente compromessi o, in alcuni casi, delle piante di piccole dimensioni. Il piano viene aggiornato periodicamente sulla base dei risultati dei monitoraggi.
Sono stati invece evitati i tagli massivi, considerati controproducenti perché possono contribuire ad accelerare la propagazione dell'infestazione. Gli interventi spettano ai proprietari delle aree.
Una situazione particolarmente articolata nel territorio del Parco, che presenta infatti una proprietà mista: l'Ente Parco è proprietario della Tenuta di San Rossore, mentre la Tenuta di Tombolo, sul litorale pisano dove venne individuato il primo focolaio, e la Tenuta di Coltano comprendono aree appartenenti a diversi proprietari pubblici e privati.
Appello ai proprietari
Bani rinnova quindi l'invito a mantenere alta l'attenzione. «Vanno controllati costantemente i pini e in caso di infestazione sospetta va segnalata subito», afferma il presidente del Parco, indicando come riferimento la mail del Servizio fitosanitario regionale: cocciniglia.tartaruga@regione.toscana.it.
Per quanto riguarda la Tenuta di San Rossore, il Parco è già intervenuto su 1.700 piante, con un investimento di oltre 57mila euro. L'Ente collabora inoltre con il Crea, centro di ricerca nazionale in agricoltura, e nel gennaio 2025 ha promosso a Pisa un convegno nazionale dedicato al problema, al quale hanno partecipato diversi esperti. Interventi analoghi sono stati realizzati anche dal Comune di Pisa e dal Servizio fitosanitario della Regione Toscana.
Una grave minaccia
Nonostante le azioni messe in campo, Il Parco ha contribuito a ridurre gli effetti dell'infestazione, ma la cocciniglia tartaruga continua a rappresentare una minaccia.
Si tratta infatti di un parassita alieno altamente invasivo, capace di diffondersi sia per via aerea sia attraverso il trasporto passivo, anche tramite altri animali.
Secondo gli esperti, per contrastare in maniera più decisa la diffusione dell'insetto sarebbe necessario ricorrere alla lotta biologica, utilizzando un suo antagonista naturale, la specie Thalassa montezumae, conosciuta come anticocciniglia.
«Dopo varie sollecitazioni – spiega Bani – il ministero ha finalmente dato parere positivo alla sperimentazione, ma per ora solo in una zona della Campania». Dunque, almeno al momento, niente via libera per il territorio della Toscana. Da qui la decisione di scrivere al sottosegretario per chiedere di accelerare i tempi e poter sperimentare questo sistema anche sul territorio toscano.
Come riconoscerla
La cocciniglia tartaruga (Toumeyella parvicornis) attacca i pini, soprattutto il pino domestico (Pinus pinea).
La sua alta capacità riproduttiva e l'assenza di antagonisti la rendono un'infestazione molto pericolosa. Si diffonde sia per via area sia per trasporto passivo anche tramite altri animali.
I sintomi dell'infestazione, comuni alle altre cocciniglie, sono l'ingiallimento degli aghi, il rilascio di goccioline lucide ed appiccicose (melata) che con il tempo diventano nere (fumaggine), il diradamento della chioma dell'albero. La certezza si ha dal ritrovamento dell'insetto con la sua forma particolare che ricorda un carapace di tartaruga.l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
