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Pisa

La sentenza

Pisa, morì dopo il calcio di un cavallo: oltre un milione di risarcimento

di Luca Cinotti

	La vittima morì a 26 anni a causa di un calcio del cavallo (foto di repertorio). A dx il tribunale di Firenze
La vittima morì a 26 anni a causa di un calcio del cavallo (foto di repertorio). A dx il tribunale di Firenze

Lo ha deciso la Corte d’appello di Firenze, il dramma nel 2012. Dopo un lungo procedimento civile, a pagare sarà l’assicurazione stipulata dal proprietario dell’animale

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PISA. Una tragedia che all’epoca passò sotto silenzio, anche perché tra l’incidente a San Rossore e la morte di un ragazzo nepalese di 26 anni trascorse oltre un mese.

Ma oggi, anche se a distanza di molti anni, quella vicenda, che vide il giovane morire per il calcio di un cavallo, è tornata a far parlare di sé nelle aule di tribunale. E, nel dettaglio, la Corte d’appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale civile di Pisa che ha condannato il proprietario del cavallo (ma concretamente la sua assicurazione) a versare oltre un milione di euro ai familiari della vittima a titolo di risarcimento.

L’iter legale

Durante i processi sono stati ricostruiti in maniera univoca i contorni della tragedia, che ebbe luogo il 22 febbraio del 2012. Il giovane asiatico, stando a quanto è stato ricostruito, si trovava nella zona della Sterpaia, dove si trova un’impresa che lavora con i cavalli. Proprio uno di questi animali veniva condotto dal figlio del titolare per la sgambatura. A un certo punto – è la ricostruzione accettata in sentenza dai giudici – l’animale fece una “rallegrata”, cioè si impuntato sulle zampe anteriori scalciando con le posteriori e andando a colpire alla testa la vittima.

Il giovane nepalese fu immediatamente ricoverato in ospedale in condizioni gravissime e morì il 4 aprile successivo senza mai riprendere conoscenza e lasciando nel dolore la moglie (28 anni all’epoca della tragedia) e i figli di due e quattro anni.

La difesa

La difesa del titolare dell’azienda (nonché proprietario del cavallo) ha eccepito, fin dall’inizio della vicenda, la possibilità di un “caso fortuito”, cioè di un fattore esterno (da poter “imputare” anche alla vittima) che faccia venir meno la responsabilità del proprietario dell’animale. Secondo i giudici di primo e secondo grado, però questo non è stato dimostrato in alcun modo.

Diversa la linea difensiva dell’assicurazione, che ha puntato sul ruolo che avrebbe avuto la stessa vittima. In sostanza, secondo la compagnia, non si sarebbe trattato di un visitatore esterno, ma di un lavoratore, magari non regolarizzato o in un periodo di prova. Questo avrebbe fatto venir meno la validità della polizza, che copriva i danni contro terzi ma non nei confronti dei dipendenti .

Il tribunale

Secondo l’interpretazione del giudice di primo grado (poi integralmente confermata in Appello), però, nulla di tutto questo è stato provato.

Secondo una testimonianza il ragazzo si sarebbe trovato lì per osservare l’attività in vista di un suo possibile futuro impiego, ma non ci sono tracce – ad esempio – della sua presenza nel parco di San Rossore nei giorni precedenti a quello dell’incidente.

Dunque, per i magistrati si trattava di un semplice visitatore e, di conseguenza, l’assicurazione è tenuta a risarcire integralmente la moglie e i figli per una cifra che supera – come detto – il milione di euro.

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