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Pisa, i 50 anni dell’Ungherese la pizzeria colorata di nerazzurro: com’è nata e l’origine del nome

di Francesco Paletti

	Filippo Giordani
Filippo Giordani

Un legame indissolubile coi tifosi del Pisa: organizzata una festa. Parla il titolare

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PISA. La sciarpa nerazzurra al collo o legata in vita, in base alla stagione. Qualcuno anche con il bandierone a spalla. Appuntamento all' “Ungherese”: una birra, un quarto di pizza o una focaccina con la cecina e poi via all'Arena. Stesse tappe, all'inverso, all'uscita: sorrisoni e cori in caso di successo, facce scure e imprecazioni se arriva una sconfitta.

Da mezzo secolo l'“Ungherese”, la storica pizzeria di via Lucchese, è il luogo di ritrovo e il termometro degli umori della tifoseria nerazzurra: dall'esaltazione per l'epopea di Anconetani agli annui bui dei fallimenti fino ai rinnovati sogni di gloria degli “Inzaghi boys”. Non è una cifra sparata a caso e nemmeno arrotondata per difetto o eccesso: la data di nascita precisa non la si conosce, «ma è sicuro che compiamo 50 anni dato che il locale è stato aperto nel 1974 da mio nonno Antonio, poi è stata la volta di babbo Alessandro e dello zio Riccardo e, ormai da diversi anni, il testimone è passato a me: siamo arrivati alla terza generazione» sorride Filippo Giordani, 42 anni, che, oggi, giorno di chiusura, dalle 17 in poi alzerà comunque la saracinesca per offrire un aperitivo a tutti i clienti e festeggiare il cinquantesimo.

Chiarito anche l'arcano del nome, uno dei “misteri” più curiosi di una delle pizzerie più popolari della città: «La seconda moglie di mio nonno era ungherese e decisero di chiamare così il locale anche perché allora era possibile degustare, oltre alle pizze e alle focacce, pure qualche piatto tipico di quel paese come, ad esempio, il gulash – racconta l'attuale proprietario –, ma è stata una tradizione che è venuta meno già quando presero in mano la gestione mio padre e lo zio».

Non si è mai sciolto, invece, il legame con la tifoseria nerazzurra, nemmeno nei periodi più bui quando, dopo gli anni del “presidentissimo” Romeo, il Pisa sprofondò addirittura nei dilettanti. «Impossibile, dato che siamo a due passi dall'Arena – sorride Giordani –: se, come locale, abbiamo sofferto negli anni più difficili? Come tifosi sicuramente, ma non come imprenditori: i pisani stravedono per la squadra della loro città e anche negli anni in cui abbiamo militato nelle categorie più basse allo stadio sono sempre venuti in almeno due o tre mila. Certo, adesso che c'è una media di quasi 10mila spettatori è un'altra cosa, ma non ci siamo mai potuti lamentare».

Anzi, grazie al Pisa sono arrivati anche nuovi clienti, che poi si sono affezionati: «Chi viene dalla provincia, ovviamente, lo vediamo solo il giorno della partita, ma ormai siamo da tempo anche un punto di ritrovo e, dunque, capita spesso che persone che sono venute qui la prima volta per in occasione di una gara casalinga, poi siano diventati habituè della pizzeria».

Sì, ci sono anche gli altri clienti, «soprattutto studenti che vivono in affitto nel quartiere e anche qualche turista che alloggia nei b&b di Porta a Lucca». Ma l'“Ungherese” continuerà ad essere legata ai colori nerazzurri. «Anzi, sono convinto che, con il nuovo stadio, la situazione migliorerà ulteriormente: non ne beneficerà, infatti, solo la società ma anche l'intero quartiere che già oggi è una delle aree residenziali più belle della città – conclude Giordani –: insieme, infatti, saranno anche completamente riqualificate intere aree di Porta a Lucca che, quindi, diventerà ancora più bello».


 

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