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Pisa, respinto al concorso da pompiere per una malattia da cui è guarito: vince il ricorso e sarà assunto

di Francesco Paletti
Pisa, respinto al concorso da pompiere per una malattia da cui è guarito: vince il ricorso e sarà assunto

Il 37enne era stato escluso per un problema di salute superato. La battaglia giudiziaria è durata tre anni

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PISA. Rico Latini, 37 anni, muratore di Santa Maria a Monte completamente guarito da anni da una patologia, ce l’ha fatta. Presto, al massimo entro fine mese, potrà lasciare in consegna al padre quel furgone che, nell’estate di tre anni fa, quasi sfasciò a pugni e calci quando seppe che, nonostante le prove di selezione brillantemente superate, il sogno cullato fin da bambino di diventare un vigile del fuoco, era andato ad infrangersi contro il giudizio di inidoneità di una commissione medica.

Una battaglia giudiziaria lunga tre anni

Ha vinto la sua battaglia, un’odissea giudiziaria lunga almeno tre anni: «Il ricorso, come integrato dai motivi aggiunti, è fondato e va accolto» ha stabilito il Tar del Lazio nella sentenza pubblicata il 21 ottobre scorso e subito recepita dal Corpo. Ma il pronunciamento del giudice amministrativo crea un precedente fondamentale anche per altri che già si trovano o potranno trovarsi in futuro nella stessa situazione: «È una delle prime sentenze in Italia basata sul diritto all’oblio oncologico e la prima in assoluto per quanto riguarda i Vigili del fuoco» spiega l’avvocato Giovanni Pagano del Foro di Pisa, il legale che lo ha assistito in tutta la vicenda giudiziaria, con riferimento alla nuova normativa del 2023 che riconosce «il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni, né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica» come recita testualmente l’articolo 1 della norma. È grazie a quella legge, e a questa sentenza, che Rico Latini potrà realizzare il suo sogno di diventare Vigile del fuoco e che altri ex pazienti nelle stessa situazione potranno vedersi restituito il diritto a «pari opportunità sociali e di lavoro rispetto a coloro che non abbiamo avuto precedenti diagnosi di natura oncologica» recita il dispositivo della sentenza.

Il giudizio di inidoneità

Per comprenderne pienamente la portata, però, bisogna riavvolgere il nastro e tornare a quel 14 luglio 2021, quando Latini, pompiere volontario dal 2016, riceve il giudizio di inidoneità per motivi medico-sanitari in quanto nel 2010 era stato operato alla testa, già alle spalle dal 2015 dopo l’ultima visita di follow up, e nel 2018 ha deciso di sottoporsi ad un’operazione di pulizia di un testicolo. Nulla che gli avesse impedito di ottenere l’idoneità in qualità di pompiere volontario e nemmeno quella lavorativa come muratore: «La mia reazione? È stata quella di uno a cui crolla il mondo addosso proprio ad un passo dal traguardo che aveva inseguito tutta la vita: avevo superato brillantemente sia le prove teoriche che quelle fisiche, anche perché pratico arti marziali da molti anni, oggi boxe e allora kick boxing. Nell’immediato mi sono sfogato sul cassone del nostro furgone, riducendolo in cattive condizioni – sorride -. Poi ho scelto di chiedere giustizia e mi sono affidato Giovanni (l’avvocato Pagano ndr) , cui va la mia gratitudine, non solo professionale, ma anche umana».

Non si è arreso

Per Latini, ma anche per altri che potrebbero trovarsi nella stessa situazione, il punto è uno solo: «Io non sono malato, lo sono stato molti anni fa ma ne sono uscito completamente guarito: non è una mia opinione personale, lo certifica tutta la documentazione medica che ho allegato fin dall’inizio e da cui risulta chiaramente, non solo che sto bene, ma che, fortunatamente, non ho ricevuto alcuna limitazione dalle patologie che ho superato». Per affermarlo in via di diritto, però, sono stati necessari tre anni. In una memoria del 3 settembre 2021, infatti, i vigili del fuoco avevano difeso la legittimità del provvedimento di esclusione, «in ragione della insindacabilità, nel merito, del giudizio tecnico-discrezionale, espresso dalla commissione in relazione alle particolari condizioni di impiego operativo previste per il personale appartenente al Corpo». Ragioni spazzate via dal Tar del Lazio, «con un pronunciamento anche molto innovativo perché applica, sostanzialmente a ritroso, i principi affermati dalla legge sull’oblio oncologico ritenendoli principi generali e valori tutelati dall’ordinamento giuridico a prescindere dell’esplicita previsione in un testo di legge – spiega l’avvocato Pagano – dato che la normativa è del 2023 mentre i fatti al centro della vicenda giudiziaria di Rico (Latini ndr) sono precedenti».

Oggi, finalmente, può sorridere il futuro vigile del fuoco, lo attende un lavoro a Pisa: «Attendo la convocazione per il corso di formazione che sancisce l’inizio della mia nuova professione, quella che ho sognato per tutta la vita – dice Rico Latini-: Tempi? Penso sia un questione di giorni». E poi precisa: «Non ce l’ho mai avuta con i vigili del fuoco, in cui ho moltissimi amici che mi sono stati vicini in questi anni. Volevo solo giustizia, per me. E per coloro che possono trovarsi in una situazione simile in futuro». l

 

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