Il Tirreno

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Televisione e censura

Dopo il caso-Scurati censurato dalla Rai anche il monologo di Nadia Terranova sulle cariche agli studenti a Pisa: il testo integrale


	Le manganellate sugli studenti a Pisa e la scrittrice Nadia Terranova
Le manganellate sugli studenti a Pisa e la scrittrice Nadia Terranova

Avrebbe dovuto leggerlo durante la trasmissione di Rai3 “Chesarà...” condotta da Serena Bortone ma secondo quanto denunciato dalla scrittrice in un’intervista al Manifesto «non è stato reputato adatto alla puntata»

22 aprile 2024
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PISA. Non solo il caso-Scurati. Anche un monologo della scrittrice Nadia Terranova sulle manganellate della polizia agli studenti che il 23 febbraio scorso manifestavano a Pisa per la Palestina è stato bloccato dalla Rai. Avrebbe dovuto leggerlo la stessa scrittrice durante la trasmissione di Rai3 “Chesarà...” condotta da Serena Bortone ma poi, secondo quanto raccontato dalla stessa scrittrice in un’intervista al Manifesto, «non è stato reputato adatto alla puntata». A quel punto la Rai, sempre secondo quanto riferisce Terranova nell’intervista, avrebbe chiesto alla scrittrice di modificare il monologo: «Sono rimasta abbastanza stupita – dice in riferimento a questa richiesta – evidentemente ci sono dei temi di cui è meglio non parlare. L’ho sperimentato con il mio monologo sulle cariche agli studenti di Pisa, ma come vediamo non è l’unico caso». Il riferimento è appunto al blocco del discorso scritto dallo scrittore Antonio Scurati in occasione del 25 bloccato dalla Rai 24 ore prima della messa in onda e poi letto in apertura del programma dalla conduttrice Serena Bortone.

Giani: «Pagina davvero ingloriosa della tv di Stato»

A proposito della censura del discorso di Scurati è intervenuto anche il presidente della Regione, Eugenio Giani. «I sindaci fanno molto bene a leggere il testo di Scurati, perché ciò che viene in evidenza è una pagina davvero ingloriosa nella storia della televisione di Stato. Avere impedito di esprimere delle idee, falcidiato dai programmi una testimonianza autentica in un'Italia antifascista per vocazione costituzionale, rappresenta una cattiva gestione del servizio pubblico. È giusto che possano essere lette quelle cose che la tv non dà più», ha detto Giani commentando coi giornalisti il caso Scurati e l'iniziativa, lanciata dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori (Pd), di leggere in piazza in occasione della festa della Liberazione il monologo dello scrittore. Giani aggiunge: «Il 25 aprile voglio poi concentrarmi su un momento importante per la Toscana, il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, dopo la cerimonia all'altare della patria ha scelto di vivere in Toscana a Civitella Val di Chiana la festa della Liberazione».

Mattarella, fa notare ancora il presidente della Regione, «ha voluto rendere così omaggio al triste 29 giugno 1944, quando morirono più di 200 persone a Civitella e nei luoghi limitrofi per mano dei nazifascisti. Dà il senso di questa repubblica antifascista vocata alla libertà e alla democrazia e che non ne può più di sopraffazioni come quella di impedire la trasmissione con Scurati».

Il discorso integrale di Terranova sui pestaggi di Pisa

Intanto la scrittrice Nadia Terranova ha condiviso sui social il monologo integrale che le era stato commissionato sulle parole della Hybris e rifiutato da “Che sarà”. 

“Adesso narrerò un apologo ai giudici. Uno sparviero, dopo aver ghermito un piccolo usignolo variopinto, lo trascinò in alto fra le nubi, e quello, trafitto dagli artigli ricurvi, piangeva di dolore. Allora lo sparviero gli disse: “Infelice, di che ti lamenti? Sei preda di uno più forte di te; dove ti porto io, tu andrai, anche se canti; ti divorerò o ti libererò a mio piacere. Stolto è chi combatte i più forti: non riporterà alcuna vittoria e, oltre al danno, dovrà subire la beffa”.

L’apologo dello sparviero e dell’usignolo è la prima favola della storia della letteratura occidentale. Si trova nelle Opere e i giorni di Esiodo ed è curioso che la favola sia anche una delle prime riflessioni della nostra civiltà sulla Hybris, la tracotanza, che tanta parte avrà nel mondo classico.

Il potere, si evince dalle parole di Esiodo, è innanzitutto un potere fisico: il più forte, il più grosso, colui che ha più armi – in questo caso, gli artigli – tiene in scacco in più debole.

Partendo da qui, da una storia per bambini, la Hybris diventò nel mondo classico la più disdicevole delle violazioni: abusare di una carica, agire dentro un dislivello politico era un peccato disonorevole, la rivelazione dell’incapacità di essere all’altezza del proprio ruolo. Il dovere dell’uomo che governa, proprio in virtù della propria carica divina, è ergersi al di sopra degli istinti e delle passioni proprie del piano umano.

Nella Politica, Aristotele elenca i comportamenti che i tiranni devono evitare per non cadere nella Hybris, e ne individua due in particolare: percuotere i sudditi e abusare della loro giovinezza.

Monica, madre di uno dei ragazzi colpiti durante la manifestazione in difesa della Palestina a Pisa, ha risposto ai giornalisti che chiedevano se avrebbe accettato delle scuse. È con le sue parole che voglio concludere.

“A me delle scuse importa fino a un certo punto. Voglio che queste cose non succedano più. Un’amica di mio figlio è rimasta in osservazione per un trauma cranico, un altro è stato colpito all’addome e aveva sangue nelle urine, si temeva un’emorragia interna. Stiamo parlando di ragazzini, li hanno curati in pediatria.”

Il discorso integrale di Antonio Scurati

"Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini. L'onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l'ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all'ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro.

Mussolini fu immediatamente informato. Oltre che del delitto, si macchiò dell'infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania.

In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l'omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944.

Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani. Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati.

Queste due concomitanti ricorrenze luttuose - primavera del '24, primavera del '44 - proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica - non soltanto alla fine o occasionalmente - un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia?

Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell'ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via.

Dopo aver evitato l'argomento in campagna elettorale, la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l'esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola "antifascismo" in occasione del 25 aprile 2023).

Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell'anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola - antifascismo - non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana".

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