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No manganelli, alla scuola Sant’Anna di Pisa nasce il fronte degli accademici. Il professor Settis: «Tendenza a creare conformismo con la violenza»

di Francesco Paletti
No manganelli, alla scuola Sant’Anna di Pisa nasce il fronte degli accademici. Il professor Settis: «Tendenza a creare conformismo con la violenza»

L’ archeologo e storico dell’arte di fama mondiale durissimo sui fatti del 23 febbraio: «Il politically correct sta inquinando pesantemente anche il mondo delle università»

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PISA. «Ci lamentiamo della scarsa partecipazione politica dei giovani salvo manganellarli significativamente quando lo fanno: per di più prima ancora che abbiamo aperto bocca». Va subito al punto Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte di fama mondiale, dal 1999 al 2010 anche direttore della Scuola Normale Superiore. Con poche o nessuna concessione al linguaggio e ai rituali dell’accademia: non ne ha bisogno e, probabilmente, non vuole nemmeno. Anzi, proprio la deriva del “politically correct” – «che sta inquinando pesantemente anche il mondo delle università» ha ripetuto più volte – è proprio uno dei bersagli. Ma parte da lì, quel 23 febbraio e dalle cariche delle forze dell’ordine agli studenti, lo studioso che, fra i tanti meriti, ha anche quello di essere stato uno dei più autorevoli componenti del “Comitato internazionale per la salvaguardia del campanile della Cattedrale”, il gruppo di scienziati e accademici che, sotto la guida del professor Jamiolkowski, ha letteralmente salvato la Torre di Pisa.

Un po’ perché non potrebbe essere diversamente dato che il seminario promosso ieri pomeriggio dall’Associazione degli Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna, insieme agli scout di Agesci Toscana e Cngei Pisa, si intitola “Tutelare la libertà, garantire la sicurezza: tra Costituzione educazione e prende spunto proprio dai cosiddetti “fatti di Pisa”. Soprattutto, però, perché il tema gli sta a cuore: «Se questa è la strada si va davvero poco lontano e purtroppo quanto accaduto in questa città un mese e mezzo fa non sembra essere un fatto isolato se è vero che anche ieri (due giorni fa ndr) alcuni manifestanti sono stati manganellati perché esprimevano una posizione contraria alla Nato – ha proseguito – : mi sembra che, soprattutto in questo periodo, in Italia, e non solo, vi sia una tendenza a creare conformismo attraverso la violenza». Non si è fermato qui Settis. È andato anche oltre. «Perché – ha spiegato – difendere la libertà di parola significa anche difendere la libertà di parola e di espressione degli altri: invece deploriamo le manganellate agli studenti di Pisa e poi chiediamo di rompere i rapporti con le università israeliane». Qui, il messaggio è rivolto al movimento degli studenti in piazza da settimane: «Non sarebbe più, logico chiedere semplicemente di arrestare la crescita esponenziale del commercio degli armamenti?» domanda. E poi riprende: «Leggo che il problema riguarderebbe in particolare le tecnologie dual use, che possono essere utilizzate sia per scopi civili che militari: ma si dimentica che tutta la ricerca scientifica è in qualche misura dual use». Poi sì c’è anche la questione del “politically correct” che unita alla comunicazione al tempo dei social rischia di creare un corto circuito: «Così capita che se non uno non è d’accordo con le politiche portate avanti dal governo Netanyahu diventa automaticamente “antisemita”, il che significherebbe che è tale il 40% degli israeliani, contrari alle politiche dell’attuale esecutivo». Ma capita anche che si usi «la parola genocidio come superlativo di strage quando, invece, indica una cosa chiaramente diversa dato con quel termine di vuol indicare il tentativo di eliminare un popolo e non mi risulta che il governo israeliano, pur facendo cose atroci, si sia mai espresso per l’eliminazione dei palestinesi o degli arabi».

Prima era intervenuto il professor Emanuele Rossi, docente di diritto costituzionale della Scuola Sant’Anna. Che è tornato a ribadire un concetto che aveva già espresso nelle settimane scorse: «È falso affermare che la manifestazione non era autorizzata semplicemente perché, Costituzione alla mano, non è necessaria alcuna autorizzazione per riunirsi, anche in un luogo pubblico e soprattutto il diritto non viene meno neppure in caso di mancato preavviso come stabilito dalla Corte Costituzionale: non a caso, per loro, non è prevista alcuna sanzione». Dopo, invece, è stata la volta del Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick. «Non solo è necessario consentire ai giovani di manifestare e criticare quando lo fanno pacificamente, ma sarebbe importante anche ascoltarli – ha detto -: ce lo hanno ricordato proprio gli studenti di Pisa. Ne ricordo in particolare una che, durante il consiglio comunale, ci ha ammonito tutti: “Il nostro è un movimento collettivo per difendere e tutelare il nostro futuro – ci ha detto-. Se ci ha ascoltaste, non potreste mai chiamarci vandali”».
 

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