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Pisa, odissea burocratica per i ristoranti: «Niente insegna lungo l’Aurelia». Il caso del “Re di Puglia”
Nella stessa situazione le attività che si trovano nel tratto della Statale 1 tra la rotonda a servizio di Ikea e l’incrocio con via Livornese, ovvero i ristoranti “Il Podere” e “Bacchus” e il bar del distributore Eni
PISA. Gli hanno chiesto perfino il piano di rilievo d’inclinazione della strada e quello per il deflusso delle acque. E ci sono stati ben due sopralluoghi di altrettanti ingegneri. Il tutto per collocare un cartello lungo la strada che indichi la presenza di un ristorante. È un’odissea nella burocrazia quella che raccontano Sergio Sperandeo e Giuseppe Crapa, i titolari del “Ristoro Re di Puglia”, storico ristorante di Coltano, lungo l’Aurelia. Ma è la stessa che vivono anche gli altri esercizi pubblici nel tratto della Statale 1 tra la rotonda a servizio dell’Ikea e l’incrocio con via Livornese, ovvero i ristoranti “Il Podere” e “Bacchus” e il bar del distributore Eni. Quattro locali che danno lavoro a una quarantina persone.
«Per ora – mette le mani avanti Crapa – perché i danni che ci sta causando questa situazione sono rilevantissimi: da noi, a esempio, lavorano 12 persone, tre delle quali stanno per andare in pensione. Non credo proprio che le rimpiazzeremo». L’unica certezza è che per mettere un cartello lungo quel tratto di Aurelia bisogna avere il permesso dell’Anas. «Invero noi siamo qui dal 1988, ma lo abbiamo saputo solo nel 2020, quando dalla stessa Anas ci è arrivata una multa di 400 euro: fino a quel momento avevamo pagato al Comune e pensavamo di essere in regola dato che nessuno aveva mai sollevato obiezioni», racconta Sperandeo. Da qui in poi però inizia l’odissea vera e propria. «Abbiamo chiesto che documentazione dovevamo produrre e ci siamo infilati in un labirinto: ci sono stati i sopralluoghi degli ingegneri e poi abbiamo affidato l’incarico a un geometra per realizzare i due piani richiesti. Una volta inviato il tutto, però, ci hanno risposto che serviva ulteriore documentazione e abbiamo deciso di desistere perché avremmo dovuto spendere altri 10mila euro». Così «l’8 gennaio la nostra pratica è stata archiviata e due giorni dopo è arrivata una nuova multa e la richiesta di togliere il cartello che abbiamo». Anche quello, peraltro, concordato con il Parco di Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli «dato che siamo nel territorio di loro competenza».
In questo caso, però, una mediazione è stata trovata in tempi rapidi, anche se non totalmente soddisfacente: «Ci hanno consentito di mettere un’insegna che indicasse soltanto “Re di Puglia” senza alcun riferimento al ristorante, perché è stata classificata come indicazione toponomastica». Ma è proprio quell’insegna, che si trova nel terreno del ristorante, che dovrebbe essere rimossa. Perché va sì bene al Parco, ma non all’Anas che agisce in base a una legge del 1990. «In punta di diritto loro hanno ragione e noi torto, anche se comunque presenteremo ricorso al giudice di pace», allargano le braccia Sperandeo e Crapa. Nel tentativo di ottenere l’autorizzazione hanno speso anche dei soldi: «Tra ingegneri e geometra saremo ad almeno 5mila euro», sorride amaro Sperandeo. «Il punto peraltro non è nemmeno quello – aggiunge Crapa–: senza un’insegna perdiamo clienti e lavoro». E sullo sfondo si profila un’altra “minaccia”, anch’essa legale: occorre il permesso dell’Anas pure per l’immissione sull’Aurelia. Per ora nessuno dei locali lungo quel tratto di strada lo ha e nei giorni scorsi l’Anas ha sostituito la linea tratteggiata della segnaletica orizzontale con la striscia continua.
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