Il Tirreno

Pisa

Dopo le dichiarazioni

Caro presidente Corrado, "operaio" non è un'offesa. Anzi

di David Biuzzi

	Il presidente del Pisa Giuseppe Corrado
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Il presidente del Pisa Giuseppe Corrado

Il commento di David Biuzzi dopo la conferenza stampa del presidente del Pisa

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PISA. Dopo 46 lunghi giorni, tanti ne sono passati dalle rituali interviste post sacco di Lecco a mercoledì 6 marzo, il Pisa è tornato a parlare. E lo ha fatto col suo massimo esponente, il presidente Giuseppe Corrado, in un “one man show” consumato nella pancia dell’Arena.

Ha imperversato per più di un’ora, il massimo dirigente, toccando vari argomenti. Un fiume di parole che non sono quelle dei Jalisse, gruppo-meteora che con quel brano vinse il Festival di Sanremo 1997, e infatti non ci portano via. Anzi, semmai rimettono a posto alcuni tasselli e soprattutto mettono fine a un silenzio stampa mai del tutto spiegato e che di sicuro non ha aiutato. Finora, appunto. Perché tra detto e non detto ora si sa che tra la concause ce n’è una che ha pesato di più. Ed è il rapporto col Comune. In particolare la società non ha gradito come l’amministrazione si sia affrettata a correre ai ripari dopo l’inizio della protesta della Curva e come abbia giustificato il fatto di non averci pensato prima tirando in ballo un progetto stadio che era e resta tra le priorità del club (ora in attesa di conoscere la valutazione dell’impianto per acquistarlo). Una partita ancora aperta, insomma, per cui parlare di “scontro totale” sarebbe inesatto e inappropriato. C’è, però, c’è una spaccatura. Tanto che proprio Corrado dice di non sentirsi neanche sicuro di poter iniziare finalmente a giugno i lavori per il centro sportivo.

Ma di messaggi ne sono partiti anche altri. Ai tifosi, ad esempio, il presidente dice di comprendere le ragioni della protesta (i problemi dello stadio, appunto), ma non come viene portata avanti. Al popolo nerazzurro, così, chiede sostegno e appoggio per far tornare l’Arena il fortino che è sempre stato e per chiudere bene una stagione di cui lui, parlando a nome della società e dello spesso tirato in ballo patron Alexander Knaster, ad oggi si dice parzialmente soddisfatto. Ecco, al netto della solita minaccia («se il problema siamo noi siamo pronti a farci da parte») il lato positivo è la conferma che il Pisa vuole crescere ancora e continuare ad operare in questa direzione.

Ma, ovviamente, non poteva mancare il capitolo del nuovo sport nazionale: l’attacco alla stampa. E in questo caso ci permettiamo di rispondere al punto in cui Corrado ha chiamato in causa Il Tirreno. Al presidente, infatti, non è piaciuta la definizione di “Pisa operaio” usata per raccontare il blitz di domenica scorsa a Cittadella. Ma, caro presidente, “operaio” non è un’offesa, semmai un complimento. Perché proprio la classe operaia ogni giorno lavora e costruisce. E magari ogni tanto gli ci scappa pure di andare in paradiso. In generale, poi, è bene ricordare e ricordarsi la sentenza della Corte suprema degli Usa nel caso Pentagon Papers (sulla guerra del Vietnam) del 1971: «La stampa deve servire i governati, non i governanti». Era, quella, un causa promossa da un altro presidente, Richard Nixon, che tre anni dopo alla libertà di stampa pagò un conto salato: si dimise sull’onda dello scandalo Watergate, innescato dalle rivelazioni di due (grandi) giornalisti Bob Woodward e Carl Bernstein, e della loro (grande) testata, il Washington Post.

Altro caso, altri tempi. Ma almeno teniamo sempre ben presente che si ci chiarisce parlando, non stando zitti.

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