Marina di Pisa, ecco 15mila tonnellate di scogli. Basteranno per difendersi dalle mareggiate? Parla l’esperto
La motonave è ripartita dopo due giorni per fare un nuovo carico di massi. Il professor Lorenzo Cappietti spiega cosa serve per non vedere nuovamente il fenomeno dei “sassini” per strada
MARINA DI PISA. Ancora un mese e mezzo al massimo, poi gli interventi di somma urgenza per rinforzare le dighe di Marina di Pisa, nel tratto compreso tra piazza delle Baleari e il porto, saranno completati. «Se le condizioni meteo rimarranno buone, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile avremo finito», ha assicurato ieri il governatore Eugenio Giani, venuto appositamente a verificare l’andamento dei lavori, dopo il posizionamento delle 2.800 tonnellate di massi davanti sulle dighe della cosiddetta “cella 1”, la più vicina a Boccadarno, accompagnato dall’ingegner Francesco Pistone, direttore del Genio Civile della Regione.
Intorno alle 14 di ieri, quando è arrivato il presidente della Regione, la motonave era già ripartita in direzione Piombino «per il terzo dei sei carichi di massi previsti, ciascuno dei quali da 2.500 tonnellate – hanno spiegato Giani e Pistone –: sono pietre tagliate appositamente per questo intervento nelle cave retrostanti Campiglia Marittima. In tutto, infatti, posizioneremo circa 15mila tonnellate».
Lì alla “cella 1” il più è fatto. Anzi, «l’intervento è concluso – ha sottolineato il presidente Giani –: la chiatta tornerà all’inizio della prossima settimana e ripartirà dalle scogliere della “cella 2”, poi sarà la volta della 3 e della 4. Quindi ci occuperemo anche del rafforzamento delle cosiddette dighe soffolte: complessivamente per questo intervento abbiamo previsto un investimento di quasi 1,5 milioni di euro perché è nostra intenzione assicurare un grado elevato di protezione al centro abitato di Marina di Pisa, in attesa dell’intervento di messa in sicurezza definitivo, dedicato specificamente alla cella 4, in cui si concentrano le maggiori fragilità». Al riguardo la progettazione esecutiva è in corso. «Ma la completeremo a breve sulla base delle ulteriori indicazioni emerse dagli approfondimenti curati dal Dipartimento d’ingegneria idraulica e marittima dell’Università di Firenze – spiega l’ingegner Pistone –. L’obiettivo è quello di arrivare alla pubblicazione della gara per l’affidamento dei lavori entro l’estate».
Realisticamente, dunque, il cantiere potrebbe aprire nell’autunno prossimo. Le linee operative che guideranno la realizzazione dell’intervento, comunque, almeno per sommi capi sono già state tracciate: «Allargheremo sicuramente le dighe soffolte di almeno altri 15 metri e amplieremo le cosiddette spiagge di ghiaia con un intervento di ripascimento che le prolungherà verso il mare di circa quaranta metri».
Al riguardo, infatti, l’aspetto da tenere in considerazione è essenzialmente uno, come spiegato nei giorni scorsi dal professor Lorenzo Cappietti, coordinatore del Dipartimento d’ingegneria marittima dell’ateneo fiorentino: «La forza delle mareggiate, quando sono particolarmente intense, forma una sorta di cresta, costituita dai sassi, che è fondamentale in quanto costituisce proprio la vera e propria protezione – continua il professore –: è altresì decisivo, però, che questa cresta resti ad almeno trenta o quaranta metri dalla linea di costa, altrimenti rischiano di riprodursi fenomeni simili a quelli già visti nei mesi scorsi, con i sassi sulla strada. Sarà, però, altresì importante anche l’altezza del ripascimento che dovrà essere almeno di tre metri e mezzo rispetto alla linea di costa».
Dopo, una particolare cura dovrà essere dedicata alla manutenzione, con interventi che dovranno essere costanti ma anche accorti. «Le “spiagge” di ghiaia dovranno comunque essere mantenute a quel livello – aveva aggiunto –, altrimenti si attenua l’efficacia difensiva».
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