Italia
La Misericordia di Pisa nella morsa dei debiti e commissariata: «Vi spiego come la faremo rinascere»
Il commissario Sandra Capuzzi: «Dobbiamo mettere a reddito alcuni immobili, a cominciare dall’ex sede»
PISA. Gli obiettivi sono due: «Risistemare i conti e dare all’associazione un modello organizzativo che gli possa permettere di tornare finalmente alla normalità con l’elezione di un nuovo governatore e di un magistrato, ossia l’organo di governo della Misericordia». Obiettivi che potrebbero apparire minimali solo a chi non conosce le vicende recenti della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia e Crocione di Pisa, sette secoli di storia alle spalle e un presente e un recente passato complicato su cui pesa un’esposizione debitoria di svariati milioni di euro. Nove anni di commissariamento e due commissari straordinari (Gabriele Attilio Brunini dal 2015 al 2016 e poi, fino al 2023, Enrico Dini) non sono bastati. Adesso, la patata bollente è nelle mani di Sandra Capuzzi, già assessora alle politiche sociali e presidente della SdS Pisana, e dal novembre scorso commissaria straordinaria della Misericordia di Pisa, la terza consecutiva negli ultimi 9 anni. È anche la prima donna a ricoprire tale incarico nell’associazione pisana.
È in sella da tre mesi. Un tempo sufficiente per rendersi conto pienamente della situazione?
«Sì. Ovviamente ci sono ancora molti aspetti, amministrativi e non, da approfondire: proprio per questo, ad esempio, abbiamo in corso un due diligence per avere piena contezza dell’andamento dei costi reali. Ma conosco abbastanza la situazione perché non ero del tutto nuova: per due anni, dal 2018 al 2020, sono stata consulente della Misericordia di Pisa, oltreché volontaria».
Di cosa si è occupata?
«Ho seguito il trasferimento nella sede della Misericordia del distretto socio-sanitario del Cep, quello che precedentemente era in via Cilea, e della medicina legale, che prima era in via Garibaldi. È un’operazione che non ero riuscita a concludere da assessora e sono felice di averla completata dopo».
Dunque come sta l’associazione?
«Dal punto di vista economico e contabile, più o meno come nove anni fa, quando fu deciso il commissariamento: la situazione debitoria è rimasta sostanzialmente la stessa».
Allora si parlava di un’esposizione per svariati milioni.
«Preferisco non addentrarmi nei dettagli delle cifre, ma è sicuramente un’esposizione importante».
È preoccupata?
«Sento la responsabilità dell’incarico che mi è stato affidato, ma sono anche convinta che ci siano le condizioni e le risorse per riportare la Misericordia di Pisa alla normalità: stiamo parlando di una realtà viva con 49 dipendenti ma anche 110 volontari attivi e quasi tre mila soci. Che ha bisogno di essere un po’ rivitalizzata».
Come è possibile, però, che dopo 9 anni di commissariamento l’esposizione debitoria non sia cambiata?
«Non deve chiederlo a me (sorride, ndr). Diciamo che si era creata una situazione di stallo in cui sembrava che la gestione commissariale fosse diventata l’ordinarietà dell’associazione, cosa che invece non è, come risulta evidente anche, dall’aggettivo “straordinario”. Il nostro ruolo non è quello di aspiranti candidati alla carica di governatore, ma un incarico pro tempore per aiutare la Misericordia a risolvere qualche problema e a individuare al proprio interno le persone giuste per guidarla nel futuro».
Lei che tempi si è data?
«Due o tre anni al massimo» Quali priorità? «Tre: rimettere a posto i conti sicuramente, ma anche rilanciare il volontariato in Misericordia e rinsaldare i legami con il nostro mondo: mai dimenticare che la nostra è un’associazione d’ispirazione cristiana con un rapporto strettissimo con la comunità ecclesiale».
Partiamo dal primo: come pensa di trovare la quadra?
«È in corso un lavoro di ricontrattazione di mutui e debiti con gli istituti di credito. Ma vogliamo anche rimettere a reddito il patrimonio immobiliare esistente, a cominciare da alcuni spazi che ancora abbiamo nella ex sede di via San Frediano. Sarà importante valorizzare pure alcuni servizi che possono portare qualche risorsa, come le onoranze funebri. Senza dimenticare il contenimento delle spese di gestione».
In che modo?
«Le posso dire una cosa che accadrà a breve: entro giugno saranno pronti i nuovi impianti fotovoltaici per la sede del Cep e il cimitero che, quindi, da quest’estate saranno autosufficienti dal punto di vista energetico».
Che fare, invece, per rilanciare il volontariato?
«Vorrei che la Misericordia non fosse solo un’associazione in cui si va a fare un servizio, ma sempre di più uno spazio anche d’aggregazione. Per questo stiamo valutando la possibilità di aprire almeno un paio di aule studio nelle vicinanze della sede in modo da permettere ai molti giovani volontari che già abbiamo, e auspicabilmente a quelli che arriveranno, di venire qua anche a studiare».
Terza priorità: il rapporto con il mondo ecclesiale.
«Dobbiamo stringere alleanze e collaborazioni ancora più forti con realtà come la Caritas o le Acli. Ma anche rilanciare, attualizzandone il significato, alcune nostre tradizioni come la cerimonia della vestizione per i nuovi confratelli».
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