Il Tirreno

Pisa

Reportage/1

Progetti Piuss, altro che Cittadella Galileiana: a Pisa capannoni chiusi con i lucchetti

di Francesco Paletti
Progetti Piuss, altro che Cittadella Galileiana: a Pisa capannoni chiusi con i lucchetti

Fabbricati vuoti agli ex Macelli, stop anche al Museo del calcolo. L’unica traccia esplicita, invero, è qualche centinaio di metri più avanti, oltre il segmento di cinta muraria e la storica Torre di Sant’Agnese

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. È un po’ come una caccia al tesoro. Bisogna cercarle con cura e attenzione le tracce di Galileo Galilei in quella che dovrebbe essere la “Cittadella Galileiana”, l’area dei Vecchi Macelli di largo Spadoni, incastonata tra via Rustichello e la Cittadella storica. L’unica traccia esplicita, invero, è qualche centinaio di metri più avanti, oltre il segmento di cinta muraria e la storica Torre di Sant’Agnese, una targa a una parete esterna di una delle palazzine dell’ex Stallette. Nulla di più.

Eppure è qui, negli antichi macelli pubblici di Pisa, completamente recuperati ormai quasi dieci anni fa grazie a uno dei tredici progetti Piuss con un investimento di 3,3 milioni di euro (1,4 dei quali a carico del Comune di Pisa), che sarebbe dovuta nascere il centro della scienza “Cittadella Galileiana”. Un restauro a regola d’arte, firmato dall’architetto Roberto Pasqualetti, che ha rimesso a disposizione della città spazi, edifici e contenitori bellissimi. Per rendersene conto basta affacciarsi dalla cancellata di largo Spadoni, tra le due guardianie, una delle quali ospita gli uffici di Orienta, l’agenzia per il lavoro specializzata in servizi di somministrazione, ricerca e selezione del personale, mentre l’altra è vuota: il giardino è ben tenuto ed è diventato uno degli spazi verdi più frequentati in un quartiere, quello di Santa Maria, che ne è quasi del tutto privo.


Di fronte ci sono i due capannoni dell’edificio storico, a fianco quelli dell’ex pelanda, i locali che nell’Ottocento erano destinati alla macellazione dei suini. Fabbricati completamente recuperati, contenitori dalle enormi potenzialità ancora in cerca di un contenuto.

Beninteso, qualcosa c’è in quella che può ancora diventare la “Cittadella Galileiana”. Ad esempio, nel primo dei due capannoni storici c’è il Gate, un acronimo che sta per Galileo Aggregator for Technology and Enterprise: «12 uffici, un coworking, 1 laboratorio per la prototipazione rapida, 3 sale riunioni e 2 sale formazione», si legge nel sito. Ospita 24 aziende innovative e ad alto contenuto tecnologico. O almeno tante sono quelle indicate nel pannello all’ingresso.

Accanto, in uno degli edifici dell’ex pelanda, c’è la ludoteca scientifica dell’università di Pisa: anche questa funziona, durante le festività natalizia ha anche ospitato i laboratori per bambini di “Scienza sotto l’albero”. Ma sono come tessere di un puzzle sparpagliate su un tavolo in cerca di un disegno in cui collocarsi.

È proprio questo, infatti, che manca. Anche se nelle intenzioni e sulla carta era tutto disegnato: il secondo dei due capannoni dell’edificio principale avrebbe dovuto ospitare un museo dedicato a Galileo Galilei. A oggi c’è un grande cancello, serrato con un lucchetto.

È interdetto pure un altro dei gioielli di quella che potrebbe ancora diventare “La Cittadella Galileiana”. “Temporaneamente chiuso per lavori di riallestimento”, c’è scritto su un cartello affisso all’ingresso del Museo degli strumenti di calcolo. Lì dentro c’è anche la Cep, la Calcolatrice elettronica pisana, il primo computer progettato nel nostro Paese, vera e propria pietra miliare dell’informatica italiana.

È così dal marzo 2020: prima la pandemia, poi gli interventi dell’amministrazione comunale, proprietaria del fabbricato, che hanno reso fruibile anche il primo piano dell’edifico di fronte alla Ludoteca Scientifica e infine la convenzione tra Università e Comune per la gestione. «Che è scaduta», dice il direttore del museo Fabio Gadducci. Per il nuovo allestimento servirebbero circa 200mila euro. «Credo si possano trovare e anche allestire un’esposizione moderna sfruttando i due piani», dice Gadducci.

Il primo nodo da sciogliere, però, è il rinnovo della convenzione. Possibilmente per un periodo di tempo abbastanza lungo, tale almeno da consentire di ammortizzare l’investimento. Accanto c’è un’altra palazzina: all’ingresso c’è scritto “Biglietteria e uffici amministrativi” dell’Università. Anche quella è chiusa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa