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Pisa, agenti aggrediti nel carcere Don Bosco: «È una carneficina, servono interventi»
Un detenuto ha attaccato il personale durante il suo rientro dal passeggio: uno è stato dichiarato guaribile in 7 giorni, mentre l’altro in 21
Nuova aggressione nel carcere di Pisa nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria. A denunciarlo il sindacato autonomo della polizia penitenziaria. Il 22 gennaio alle 15 – scrive dalla segretaria regionale del Sinappe Vincenzo Danubio – all’interno della Casa Circondariale di Pisa, si è verificata una vile aggressione ai danni di due appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria. Un detenuto extracomunitario, ristretto nel reparto Servizio assistenza intensificata, ha attaccato il personale durante il suo rientro dal passeggio, in seguito al rifiuto di consegnargli un fornello per la cottura di cibi precotti, oggetto il cui utilizzo gli era stato vietato. Si sottolinea – prosegue Danubio – che la criticità riscontrata è legata alle condizioni psichiatriche del detenuto, evidenziando come la mancanza di strutture adeguate porti a situazioni di pericolo per gli operatori penitenziari. I due colleghi, vittime di questa aggressione, sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso cittadino. Uno è stato dichiarato guaribile in sette giorni, mentre l’altro in 21 giorni». Un problema annoso quella della sicurezza all’interno del carcere Don Bosco che periodicamente si acuisce . «Si evidenzia – è la conclusione del Siappe – il trasferimento di detenuti con problematiche psichiatriche agli istituti penitenziari a causa della chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, sottolineando la necessità di interventi urgenti da parte delle autorità di governo per affrontare questa emergenza. Concludiamo esprimendo i nostri auguri di pronta guarigione ai due malcapitati colleghi, e invitiamo le autorità, compera la Direzione della Casa Circondariale di Pisa, a prendere seri provvedimenti per garantire la sicurezza del personale penitenziario e risolvere la situazione critica che si verifica quotidianamente. La polizia penitenziaria non può essere esposta a tale carneficina, e l’impegno delle istituzioni è essenziale per porre fine a questa grave problematica». l
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