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Pisa, l'augurio della dottoressa per il 2024: «Città speciale, credi in te che sia l’anno della rinascita»

di Sabrina Chiellini

	Manuela Roncella
Manuela Roncella

La nostra intervista a Manuela Roncella, luminare della senologia e direttrice del Centro clinico senologico dell’Azienda ospedaliero Universitaria

31 dicembre 2023
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PISA. Prepararsi a nuove sfide, per un futuro più aperto al mondo, forti di storia e tradizione. Un bell’impegno per una Pisa che vuole risollevarsi. Abbiamo chiesto alla dottoressa Manuela Roncella, direttrice del Centro clinico senologico dell’Azienda ospedaliero Universitaria, quale è l’augurio che rivolge alla città per il 2024. Abbiamo pensato a una donna che a Pisa ha studiato Medicina e oggi è riconosciuta come riferimento nazionale ed europeo della scienza e della medicina, nei progressi dei percorsi diagnostici e chirurgici della senologia che ha saputo unire competenze e umanità.

Dottoressa, cosa augura a Pisa per il 2024?

«Intanto grazie per la domanda: di solito faccio gli auguri a tutti di persona ma farlo a una città è davvero molto bello. Non è stato un anno facile e visto come stanno andando le cose nel mondo ci dobbiamo preparare per altre difficoltà. L’augurio principale che mi sento di fare, anche se può sembrare scontato, è quello di non perdere la speranza, di continuare a impegnarsi per le cose in cui uno crede. Armiamoci di entusiasmo, partendo dalle cose positive. Auguro a Pisa di sapere sfruttare al meglio le sue potenzialità, che sono tante e in più settori. Che il 2024 ci porti una città più aperta alle sfide, più curiosa e attenta ai bisogni della gente. Una città che ritrovi una prospettiva, che a volte sembra avere perso».

Come cominciare, dall’impegno?

«Il messaggio che vorrei dare è quello dell’impegno. È molto più facile lamentarsi quando le cose non vanno, invece dovremmo lanciare messaggi positivi. Credo che sia importante non arrendersi e andare avanti con coraggio».

Un atteggiamento che aiuta anche di fronte alla malattia?

«Può sembrare una facile constatazione il dai rimbocchiamoci le maniche, in realtà non è mai scontato. Nel mio lavoro vedo che le cose possono cambiare dall’oggi al domani e fare rimpiangere quello che fino a poco prima abbiamo disprezzato. L’approccio di fronte alla malattia è sempre quello di prendersi cura di noi stessi. E questo vale per noi, nella vita di tutti i giorni, e anche per la città. Cercare di essere un po’più razionali nell’affrontare le cose perché la scienza e la ricerca stanno andando avanti, nonostante le mille difficoltà».

È un messaggio di speranza?

«La speranza non deve mai venire meno. Anche se a volte mancano i mezzi e la cultura e, ancora peggio, manca la volontà. Soprattutto, come per chi ha a che fare con le malattie, credo sia importante che ci si renda conto che quello che abbiamo a volte non è poco».

Pisa nella sanità è ancora un’eccellenza, pur tra tante difficoltà?

«Sarà perché sono cresciuta a Pisa dai tempi dell’Università e ho fatto le mie battaglie per rimanere anche quando avrei potuto andare altrove, davvero credo che Pisa sia una città di prim’ordine. Penso anche che ci sia la tendenza ad accontentarsi un po’: si tende a dire: “Vabbè siamo una piccola città”. Si fa fatica a rilanciare. Le aziende quando sono in crisi investono, cercano nuovi mercati, anche Pisa dovrebbe rilanciare, avere nuove idee, portare avanti nuovi progetti. Non tutti si realizzeranno ma sarebbe un inizio. Pisa è una città che può ancora dire la sua. In campo medico, le persone della mia generazione, cercano di resistere a una sorta di triste appiattimento».

C’è il tema dei medici che non si trovano, qualcuno chiama in causa anche le Università, cosa ne pensa?

«È arrivato il momento di dare una svolta, secondo me. È vero che non ci sono medici come è vero che i giovani sono cambiati, ed è giusto che sia così. Forse noi non siamo riusciti a dare modelli nuovi a questi ragazzi, dobbiamo dare un messaggio diverso. Bisogna cercare di portarli a essere medici con i valori di una volta, comprendere l’importanza di prendersi cura dei pazienti con impegno. Ma anche offrire nuove opportunità di formazione e di cultura senza pensare che debbano per forza replicare quello che hanno fatto chi li ha preceduti».

Se chiude gli occhi e pensa a Pisa tra cinque anni cosa vorrebbe?

«Vorrei che ci fosse uno splendido centro congressi. Sto cercando di organizzare un congresso per la società senologica, che si svolgerà nel 2025. Ho scoperto che Pisa ha tanti posti ma vorrei che ci fosse una struttura moderna, di respiro più ampio, polifunzionale, dove le persone possano anche ritrovarsi per aumentare la socialità. Il segreto se penso al futuro, secondo me, sta proprio nella cultura, non solo scientifica, vorrei che questa potesse esprimersi. Non possiamo accontentarci del solito dibattito su chi conta di più tra Pisa e Firenze o Siena. Dobbiamo aprirci alla realtà nazionale e internazionale. La storia e la tradizione sono fondamentali ma bisogna sapere andare oltre, avere un’idea di futuro».

L’anno nuovo per uscire dal provincialismo?

«Direi di sì. Vorrei una città più aperta, più attenta ai bisogni, un commercio più adeguato e cortese. Ci sono tante potenzialità, è vero: il fiume, il verde, le opere d’arte, ma spesso si ragiona per compartimenti stagni che non dialogano tra di loro. Alla fine, anche se ci sono tanti studenti e giovani, risulta una città poco allegra. La immagino più divertente, una realtà in cui tutte le potenzialità possano essere espresse. Pensando, ovviamente, che il divertimento non è sempre negativo».

Una domanda personale: cosa farà a Capodanno?

«Amici e famiglia. Cucinerò molto (ride, mostrando una foto con accessori molto natalizi, ndr) , piatti della tradizione, arrosti e carciofi, ma anche qualcosa di nuovo. Mi hanno regalato uno splendido tartufo, farò dei tagliolini. Grazie mille di questa opportunità, mi ha fatto piacere. Il mio lavoro mi porta a conoscere tanti pazienti con i quali nascono anche amicizie e condivisioni. Avere la possibilità di fare gli auguri a tutti insieme dalle pagine di un giornale è una cosa che mi piace molto. Auguri».
 

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