Il presidio
Pisa, il grido degli amici di Nicola: «Diteci di cosa è morto». E il fratello ringrazia per l’affetto
I dubbi sul decesso del musicista di strada che aveva 46 anni, il racconto di un operatore: «Si sentiva libero vivendo così. Sono rimasto molto male quando ho saputo che era scomparso»
Pisa Più volte negli anni la famiglia di Nicola Corti, morto a 46 anni, all’ospedale di Cisanello, ha cercato di mettersi in contatto con lui che invece aveva scelto di vivere la strada, insieme alla sua inseparabile chitarra. E aveva scelto Pisa: le sue giornate trascorrevano nel centro storico, in piazza delle Vettovaglie, spesso cantava De Andrè, con i suoi testi sui poveri e le vite di emarginati. Molti universitari nel corso degli anni lo hanno incontrato e si sono soffermati ad ascoltarlo.
Il fratello Michele, che vive fuori dalla Toscana, lo aveva cercato anche pochi mesi fa con un appello sui social. E ora che il musicista di strada è scomparso, lasciando aperti alcuni dubbi sulla sua morte, il fratello è subito arrivato a Pisa. Ha incontrato gli amici, si è fatto raccontare tutto di lui, di come ha trascorso questi ultimi tempi.
Sulla stessa pagina social, dove all’inizio dell’anno aveva rivolto un appello per cercare il fratello, l’altra sera Michele ha ringraziato la città per come lo ha abbracciato in questa circostanza.
«Nicola hai scelto il modo peggiore di farti ritrovare. Ho avuto la possibilità di vivere la città che ti ha ospitato in questi anni ringrazio i pisani per l’affetto che mi hanno dimostrato oggi e per la disponibilità nell’aiutarmi a muovermi per la città». I familiari di Corti, così come gli amici, chiedono di sapere se a Nicola è successo qualcosa di grave prima di morire, se è stato picchiato nel suo girovagare per le strade del centro storico, da piazza delle Vettovaglie a piazza Santa Caterina. Aspetti su cui faranno luce le indagini della polizia e la stessa autopsia richiesta dagli amici.
«Conoscevo bene Nicola – dice Renato Petrone, uno degli operatori dell’Unità di strada della cooperativa Arnera – negli ultimi tempi le sue condizioni di salute si erano aggravate, camminava con grande difficoltà. Per noi era “Nicola-chitarra”, lui era inseparabile dalla sua chitarra. Era seguito dai servizi sociali, ma non usufruiva del dormitorio o di altri servizi. Si sentiva libero vivendo così. Sono rimasto molto male quando ho saputo che era morto».
Gli operatori dell’Unità di strada domenica scorsa hanno saputo che Nicola non stava bene. «Quel giorno non lavoravo di pomeriggio – racconta Petrone – non l’ho visto, ma una mia collega mi ha detto che aveva numerosi traumi. Sinceramente noi abbiamo pensato che fosse caduto. Più volte hanno cercato di accompagnarlo in ospedale, di chiamare un’ambulanza ma lui inizialmente non voleva andare al pronto soccorso. Dopo tante insistenze poi si è lasciato accompagnare. Anche alcuni cittadini lo hanno visto vicino alla Coop a Cisanello e hanno segnalato la situazione agli operatori. Per noi ormai Nicola era una presenza stabile in città, siamo rimasti molto colpiti dalla sua morte. A tutti raccontava di essere caduto, di essersi fatto male in maniera accidentale, forse è davvero caduto per le conseguenze della sua malattia. Qualcuno sosteneva che fosse rimasto coinvolto in una rissa in piazza delle Vettovaglie. Non credo che sia così. Non era un tipo che si metteva in certe situazioni. Magari la rissa ci sarà anche stata ma non credo che lo riguardi». Gli accertamenti medico legali potranno aiutare a capire le cause della morte.
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