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Pisa, circonvenzione di incapace ai danni di un magistrato: chiesta la condanna dell'ex compagna-medico
La difesa: «Nessuna forzatura, spese necessarie per i bisogni della coppia». Contestata la sparizione di 600mila euro
PISA. Per la Procura avrebbe approfittato della progressiva perdita di intelletto dell’allora compagno arrivando a impossessarsi di almeno 600mila euro. Opposta la ricostruzione della storia da parte della difesa la cui tesi è che i due stavano insieme e, senza alcuna forzatura, l’uomo, un magistrato in servizio in Procura, liberamente avrebbe attinto alle sue risorse per i bisogni della coppia.
Nel processo a un medico livornese 59enne, il pm Lydia Pagnini ieri mattina ha chiuso la sua requisitoria chiedendo una condanna a 3 anni e 6 mesi per circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. Il difensore della dottoressa, l’avvocata Stefania Mezzetti, ha invocato l’assoluzione con la formula perché il fatto non sussiste.
La parte civile, i figli e la moglie del magistrato in pensione (assistiti dall’avvocato Stefano Del Corso) e che ora vive in una casa di cura del sud, ha appoggiato le richieste dell’accusa davanti al giudice Giorgia Maria Ricotti. In pensione da anni, all’uomo da tempo è stata diagnosticata una forma aggressiva di Alzheimer (non pubblichiamo il nome dell’imputata per non rendere riconoscibile la parte offesa, ndr) . In Tribunale sono passati magistrati, da requirenti e giudicanti, ma anche gli investigatori della Guardia di finanza oltre ai familiari del pensionato che in una momentanea crisi coniugale aveva iniziato una storia con il medico molto più giovane di lui. Le condizioni dell’anziano sono quelle di chi vive in un isolamento imposto dalla malattia che progressivamente lo ha privato della memoria. Una malattia che si sarebbe manifestata quando ancora svolgeva la professione in Procura nello stesso periodo in cui iniziavano le spese finite sotto la lente dei familiari.
A denunciare la dottoressa erano stati la moglie e i figli dell’uomo. Una frequentazione che nel giro di poco era diventata una convivenza. Una storia durata anni. Quando poi la moglie e una figlia erano salite a Pisa per incontrare il familiare si erano rese conto che non stava bene, secondo la querela poi presentata negli uffici in cui aveva lavorato il magistrato. I vuoti di memoria non erano occasionali. E la difficoltà di ricordare anche episodi privati aveva preoccupato le due donne. Nel frattempo il magistrato aveva deciso di anticipare il pensionamento consapevole di non poter garantire un contributo efficace. La decisione di querelare l’allora compagna arrivò con la verifica del conto in banca nella filiale della Bnl a Pisa.
Dagli estratti conto si accorsero di uscite per centinaia di migliaia di euro, una parte consistente della liquidazione ricevuta di quasi mezzo milione di euro. Soldi che, in quelle condizioni mentali, per le due donne sarebbero stati ritirati dalla convivente approfittando della vulnerabilità dell’allora compagno.
Per la difesa il magistrato era in sé, tanto da firmare atti di organizzazione interna dell’ufficio e procedimenti penali. E i soldi ritirati altro non erano che il contributo alle spese della convivenza. A novembre la sentenza.l
Pietro Barghigiani
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