Italia
Torre di Pisa, una storia quasi millenaria di resilienza
Una storia segnata, in tempi recenti, da rischi crollo, minacce terroristiche e pandemia: ma il campanile resta “l’errore” più bello del mondo
PISA. «Ah, come sono belle, certe volte, le cose sbagliate!» commentava il professor Grammaticus affascinato dalla Torre Pendente al chiaro di luna. Avrebbe voluto raddrizzarla correggendo un errore di ortografia, racconta Gianni Rodari (da Il libro degli Errori, Einaudi). Ma i pisani lo cacciarono: «Torri diritte ce ne sono in ogni angolo del mondo. Quella pendente ce l’abbiamo solo noi, e dovremmo raddrizzarla?» dissero facendolo salire sul primo treno per Grosseto. Ma Grammaticus torno a Pisa di nascosto, convinto della bontà della sua missione, arrivò in piazza Duomo pronto a rimediare al secolare errore e... non ci riuscì. Troppo bella la Torre Pendente al chiaro di luna. Uno spettacolo che dura da 850 anni. Quelli che la Torre compie oggi. Una storia lunghissima, densa di fatti. I più recenti abbiamo provato a ricostruirli attraverso i titoli delle pagine del nostro giornale. Solo un “pezzettino” di una storia assai più ricca, ma che dice molto su cosa nel tempo la Torre ha rappresentato.
Dal rischio crollo all’addio al “dottore” della Torre
Ci aveva preso in pieno Rodari. I pisani quel campanile che «pende sei braccia e mezzo fuor del diritto suo», come raccontava Giorgio Vasari qualche secolo prima, non lo vogliono proprio veder dritto. E se nel tempo la pendenza è stata contenuta e ridotta – 4 centimetri in meno di strapiombo negli ultimi 23 anni – allo scopo di mettere in sicurezza la Torre sia mai che si arrivi a raddrizzarla. Eppure la paura che la Torre crollasse i pisani l’hanno avuta. Era il dicembre del 1990: le misurazioni dell’inclinazione erano allarmanti, ormai prossime a un punto di non ritorno. Bisognava intervenire e fu il governo dell’epoca, con a capo Giulio Andreotti, a promuovere la nascita di un comitato per salvare il monumento meraviglia del mondo. Al vertice di quello che divenne il Comitato Internazionale per la salvaguardia della Torre di Pisa fu nominato Michele Jamiolkowski, docente di Ingegneria geotecnica a Torino. La Torre venne chiusa lasciando la città (e il mondo) col fiato sospeso. A dicembre del 2001 l’attesa riapertura. Undici anni di lavoro su un progetto al quale Jamiolkowski legò la sua stessa esistenza. E sarà, purtroppo, lui uno dei grandi assenti delle celebrazioni per gli 850 anni. Michele Jamiolkowski è deceduto nel giugno scorso. Resta la grandissima riconoscenza della città nei suoi confronti ed è indubbio che il suo nome sia destinato a rimanere per sempre legato alla storia della Torre e di Pisa.
Un simbolo minacciato: il terrorismo e la mafia
Non è solo il rischio crollo ad aver tenuto con il fiato sospeso i pisani nella storia recente della Torre. In quanto simbolo, della pisanità, dell’Italia nel mondo e anche certamente della cristianità il campanile è finito nel mirino di mafiosi e terroristi. Lo raccontano le inchieste e i processi sull’uno e l’altro fronte criminale. Dopo l’attentato alle Torri Gemelle nel 2001 la Torre entra nella lista degli “obiettivi sensibili” e si comincia a ragionare non solo di controlli ma anche di “barriere”. Dopo la strage terroristica dell’estate 2005 a Londra è chiara la necessità di adottare misure stringenti. E il susseguirsi di attacchi e guerre nei 20 anni successivi, porta con sé la presenza di militari, metal detector e barriere. Eppure, ben prima del terrorismo islamico, a far saltare il campanile più famoso del mondo ci avevano pensato gli stragisti di Cosa Nostra. È quello che emerge nelle testimonianze agli atti del processo sulla trattativa Stato-Mafia nel 2014. «Ti immagini se l’Italia si sveglia e non trova più la Torre di Pisa» le parole dette dal mafioso Nino Gioè al pentito (che le riferì agli inquirenti già nel 1997) Gioacchino La Barbera. Parole ripetute ai giudici di Palermo dall’ex collaboratore di giustizia, l’eversore nero Paolo Bellini, nel gennaio del 2014. Per la città fu uno choc.
Il “nemico” che non ti aspetti: la pandemia
Ma se la Torre ha resistito alle minacce internazionali (oltre che alla forza di gravità) c’è stato un altro momento in cui il fascino quasi millenario di questo monumento ha vacillato. Lo scoppio della pandemia da Covid 19 nei primi mesi del 2020 svuota strade e piazze di tutto il mondo. E non fa eccezione piazza dei Miracoli. La Torre chiude. Di nuovo. Ed è la vita della città che si spegne insieme a lei, nell’incertezza che la malattia porta con sé da un capo all’altro del pianeta. Anche questa volta, però, la vita riparte: se 20 anni prima era stata la visione di un gruppo di architetti e ingegneri a salvare la Torre, adesso è il genio di migliaia di ricercatori nei laboratori di tutto il mondo a trovare la soluzione (il vaccino e le cure) per Pisa e l’umanità tutta. A marzo 2021 sui gradini del campanile tornano, poco per volta, pisani e turisti.
Se la Torre potesse parlare...
Quel che si vede da lassù, oltre il 273esimo gradino, a 58,36 metri di altezza (un po’ di più da una parte, un po’ meno dall’altra stante una inclinazione di 5 gradi e 115 primi) è uno spettacolo. Provare per credere. Ma la Torre da lassù cosa vede? Cosa ha visto? Se avesse occhi e bocca, cosa potrebbe raccontare degli ultimi 850 anni? Ci piace pensare che l’anziano saggio campanile più che a criticare chi lo ha insultato, minacciato, graffiato (come l’altro ieri una turista francese) si metta a raccontare di come da un errore sia successo un miracolo. Anzi i miracoli. Quello della bellezza e quello dell’ingegno di quanti, in 850 anni, si sono messi all’opera per proteggerlo e valorizzarlo. Il miracolo della resilienza, non di una ma di migliaia di persone, di un’intera comunità che da 850 anni si passa di mano in mano un preziosissimo testimone. l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
