Pisa, operato al cervello alla ricerca di un tumore che non c’era
La malattia dovuta a una infezione: l’ospedale condannato a risarcire i familiari del paziente deceduto nel 2015
PISA. Un’operazione al cervello ipotizzando, senza alcun esame a conforto, l’esistenza di un tumore.
Un intervento esplorativo concluso con la scoperta che non c’era alcuna neoplasia cerebrale. Era “solo” un’infezione gravissima dovuta a una patologia che aveva minato il sistema immunitario. Di lì a poco il decesso dell’uomo, un 78enne pisano, professionista nel settore medico.
Moglie, due figlie e sorella hanno fatto causa all’Aoup ottenendo circa centomila euro, comprese le spese legali.
Il senso della sentenza del Tribunale è che il paziente, sia pure sottoposto nel 2015 a un’operazione inutile e invasiva, seguita poi a un’emorragia cerebrale, per le sue condizioni di salute avrebbe avuto un’aspettativa di vita di un paio d’anni. Di qui la riduzione del quantum rispetto alle richieste dei familiari assistiti dagli avvocati Nicola Favati e Simona Baldi.
Diagnosi errata
Sono state le consulenze a definire il perimetro di responsabilità di una colpa medica in cui gli effetti di un’infezione gravissima sono stati interpretati come un tumore al cervello. Scrive il giudice: «È possibile ritenere la diagnosi di metastasi cerebrali formulata dai sanitari dell’Aoup errata, essendo il paziente affetto da criptococcosi cerebrale quale manifestazione di una patologia con grave riduzione dei linfociti. Inoltre, è altresì ragionevole ritenere che vi fossero al momento dell’accesso in pronto soccorso del paziente elementi clinici sufficienti per avviare iter diagnostici ulteriori e differenziali; peraltro tali dati erano fortemente suggestivi, in concreto, per la presenza di un quadro infettivo, in particolare correlabile, con elevato grado di probabilità, all’infezione e al contempo difficilmente compatibili con presenza di metastasi cerebrali, per di più secondarie a supposto tumore occulto, stante anche la negatività, in tal senso, degli accertamenti strumentali eseguiti».
Esami non eseguiti
La sentenza sottolinea anche quello che non fu fatto a livello di consulenze specialistiche (oncologica, ematologica, infettivologica) «che avrebbero consentito la doverosa analisi multidisciplinare del caso necessaria sia a fini diagnostici che terapeutici. È del tutto presumibile ritenere che tali iniziative, se assunte al momento debito, avrebbero consentito di formulare la diagnosi corretta e di intraprendere le conseguenti idonee terapie».
Operazione inopportuna
Un intervento considerato con il senno di poi inopportuno tenuto conto delle complessive condizioni del paziente, «è da considerarsi ancora più inopportuno se eseguito a scopo diagnostico, avuto riguardo alle incompletezza delle informazioni raccolte al momento della sua effettuazione; giudice» si legge nella sentenza di condanna. È possibile, pertanto, stabilire in maniera più che plausibile che la errata diagnosi iniziale nonché dei trattamenti chirurgici eseguiti in’Aoup (da ritenersi questi ultimi non indicati né funzionali alla malattia in essere) abbia perso delle chances, che ragionevolmente aveva, di conseguire, a seguito di idoneo trattamento della fase acuta della criptococcosi cerebrale nonché della immunodeficienza acquisita, un risultato in qualche modo migliorativo delle sue condizioni, consistente in una eventuale, ragionevole maggiore durata della vita».
I legali del familiari
Nella contestazione i legali avevano denunciato «dal referto istologico
relativo al materiale asportato durante il primo intervento chirurgico
emergeva che la neoformazione cerebrale non era affatto costituita da
tessuto neoplastico, ma da materiale necrotico-infiammatorio. E che solo
il 14 aprile 2015 - un mese dopo il ricovero - venivano richieste ed
eseguite, e stavolta documentate in cartella clinica, due consulenze
specialistiche, ematologica ed infettivologica». Gli esiti avevano
forniti un quadro più chiaro: infezione gravissima «con depressione
immunitaria tale da determinare la suscettibilità dell’organismo ad
infezioni cosiddette opportunistiche, come quella causata dal
criptococco». La difesa dell’Aoup è stata quella di sostenere la
correttezza dell’intervento chirurgico «atteso che l’asportazione della
lesione cerebrale era necessaria per formulare una diagnosi definitiva
poiché solo l’esame istologico sulla stessa poteva confermare o
escludere la diagnosi della neoplasia, ipotesi formulata correttamente
sulla base della Tc e della successiva Rm». l
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