Il Tirreno

Pisa

Infermiera imputata per calunnia contro undici poliziotti e un legale

di Pietro Barghigiani
Infermiera imputata per calunnia contro undici poliziotti e un legale

La denuncia, ritenuta falsa, dopo l’affidamento del figlio al padre

17 maggio 2023
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PISA. Ci sono i video di lei e quelli della polizia. Sequenze girate durante la presenza di assistenti sociali e poliziotti nella casa a Pisa per eseguire un decreto di affidamento in via esclusiva al padre di un bimbo di 10 anni. Un caso delicato inserito in una battaglia legale durata anni tra ex coniugi che nel giugno 2021 si arricchì anche del capitolo dell’intervento degli agenti per prelevare il bambino e consegnarlo al papà, così come disposto dal Tribunale.

Quell’episodio aveva portato la donna, un’infermiera, a denunciare poliziotti, assistenti sociali e la curatrice speciale del piccolo accusandoli di una serie di reati per i quali è arrivata l’archiviazione.

Una denuncia da cui è nato il procedimento per calunnia aggravata verso la donna accusata anche, in concorso con il nuovo compagno, di sottrazione di minore, mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e di maltrattamento in famiglia per avere tenuto il figlio in casa 40 giorni «per eludere il provvedimento del Tribunale di collocamento del bimbo presso il padre». Sono 15 le parti offese. Non solo l’ex marito, ma anche un’educatrice, un’assistente sociale, un’avvocata pisana e undici poliziotti, tra i quali il dirigente dell’anticrimine, Virgilio Russo.

Il sostituto procuratore Aldo Mantovani ha chiesto il rinvio a giudizio dell’infermiera e del compagno assistiti dall’avvocato Maria Teresa Manente. Le parti offese sono rappresentate dai legali Carlo Porcaro D’Ambrosio, Rosita Magli, Ottavio Bonaccorsi e Massimo Cirilli.

Dal giugno 2021 il bambino vive con il padre in Sicilia. La mamma lo incontra periodicamente attraverso i servizi sociali. La fine della coppia e la successiva custodia del piccolo diventarono materia incandescente da discutere nei Tribunali. Perizie e consulenti in primo e secondo grado definirono il perimetro di una risposta giudiziaria sull’insanabile frattura tra i genitori. E la decisione finale fu quella di affidarlo in via esclusiva al padre. Di qui la battaglia della donna contro una decisione la cui esecuzione fu delegata alla polizia. La necessaria riservatezza del caso diventò di dominio pubblico quando la mamma si barricò in casa all’arrivo del personale della questura. Un accesso filmato a tutela delle parti coinvolte con momenti di agitazione tra urla e pianti. E con strascichi giudiziari. L’infermiera denunciò la curatrice del figlio, assistenti sociali e i poliziotti presenti.

«Lui era barricato in bagno a piangere e si è chiuso non appena sono arrivati – disse la donna al Tirreno –. Hanno detto che non è andata così, che lo avrei chiuso lì. Ma ho prove che sia andata diversamente e ho denunciato per questa violenza che abbiamo subito». Quelle denunce sono state archiviate e hanno innescato il procedimento a carico della donna per calunnia.

Per la Procura l’infermiera «simulava a carico degli operanti intervenuti le tracce di un reato alterando lo stato dei luoghi, in particolare smontando la serratura della porta del bagno e allegando, nell’atto di querela, la documentazione fotografica con lo scopo di rappresentare falsamente come gli operanti avessero danneggiato la porta del bagno e commesso abusi di rilevanza penale». A breve il gip deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.


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