Il Tirreno

Pisa

Il delitto di Pisa

Barbara Capovani, lo psichiatra: «Da 45 anni la malattia mentale fa vittime tra carico sociale in crescita e meno risorse»

di Maurizio Pieri *
Barbara Capovani
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Barbara Capovani

Lo psichiatra Pieri: i politici cavalcano i problemi alla ricerca di visibilità, senza considerare il modus operandi dei servizi di cura e il codice penale

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Credo sia necessario oggi, oltre il dolore per la tragica scomparsa della nostra Barbara Capovani e allo strazio dei suoi cari, ritrovare il senso della nostra disciplina al di là delle molteplici tecniche e delle posizioni ideologiche che contraddistinguono le scienze umane, ritrovando una visione condivisa nella gestione dei casi difficili e specie con strumenti e risposte adeguate.

Ricordo che in questo mese ricorre l’anniversario della promulgazione della legge 180 del 13 maggio 1978 data storica per la psichiatria, da Cenerentola delle discipline costretta ad una mera funzione custodiale nei manicomi conquista una dignità di cura ed all’art. 11 si abroga l’art 1 della legge n° 36 del 14 febbraio 1904 che così recitava: «Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri e riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi».

45 anni e la malattia mentale ha continuato a far vittime col crescere della competizione sociale, la sua disabilità per lo più in carico alle famiglie e la cronicità che anno dopo anno si è andata sommando. Un carico sociale che se da una parte cresceva, parallelamente vedeva contrarsi le risorse economiche di strutture e personale.

Solo oggi ci accorgiamo di questo? Sento molte dichiarazioni politiche e di colleghi sullo scadimento del Ssn, che non è certo capitato oggi, ma mai in questi anni proteste accese come ora, forse qualche lamentela, ma sempre composta. Se quindi la psichiatria aveva nel 1978 grazie a una profonda spinta politica e culturale conquistato una dignità di cura abbandonando il “controllo sociale”, le stesse forze politiche che vollero la 180 oggi con la legge 81 del 30 maggio 2014 la quale sancisce la chiusura dei “manicomi criminali” Opg reinveste la psichiatria di una funzione di controllo sociale. I politici spesso cavalcano i problemi come un palcoscenico alla ricerca di visibilità, senza minimamente considerare: il modus operandi dei servizi di cura ed il codice penale che regolamenta l’azione della giustizia.

L’on. Ignazio Marino il “controllo sociale” dei malati autori di reato, che spettava agli Opg lo ha fatto ricadere sulla psichiatria post-riforma e limitatamente ai casi non altrimenti gestibili per la loro pericolosità, nelle Residenze per l’esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems) oggi sottodimensionate alla richiesta con 70 pazienti in lista di attesa.

Il sistema è letteralmente imploso col passaggio dei malati autori anche di piccoli reati, spesso legati al loro abbandono, furti per procacciarsi il cibo, violenze sui familiari, oltraggio a pubblico ufficiale, dal sistema giudiziario al legittimo luogo il Ssn.

Le reazioni della psichiatria sono state varie e spesso scomposte a mio avviso da parte di colleghi e rappresentanti.

La psichiatria non può gestire la violenza, solo accogliere e curare i consenzienti, in casi eccezionali per i riottosi alle cure il Tso per un periodo limitato nel tempo ed a carattere di estrema urgenza. La risposta di alcuni, non è chiedere strumenti per prevenire, migliorando la rete di assistenza e strumenti per intervenire. No, per alcuni colleghi è con forza l’eliminazione dell’art 88 e 89 cp, un principio giuridico acclarato che non rende punibile “imputabile” un soggetto che commette un illecito penale a seguito della sua comprensione e volontà alterata per uno stato morboso. Grande civiltà: I folli non accolti e curati, ma in galera! Ricordo a chi sostiene che l’autore di questo efferato omicidio volontario e premeditato sia solo un disturbo di personalità, quindi come sosteneva Kurt Schneider organizzazioni croniche della personalità e non modificabili, quindi non trattabili, la Cassazione Penale del 2005 conferma che anche i disturbi di personalità quando gravi incidono sull’imputabilità e qui la gravità non è messa in discussione. Difficile e doloroso compito quello del consulente del giudice Ctu di dirimere tra legittimi sentimenti punitivi ed espulsivi della psichiatria dei servizi con i suoi limiti, un compito che solitamente è consegnato a professionisti di provata esperienza che consolidano nel tempo un rapporto fiduciario col giudice che rimane perito peritorum.

La proposta che la perizia passi ai colleghi dei servizi apre in questa situazione a condizionare il giudizio alla stessa operatività limitata dei servizi, una sorta di conflitto d’interessi, che va contro la terzietà dell’ufficio e del giuramento del perito.

Attendiamo con compostezza, contenendo i nostri legittimi sentimenti ed emozioni il lavoro dei colleghi chiamati a giudicare, forti di un giuramento e un impegno così testimoniato dalla nostra collega, a chiedere strumenti legislativi e strutture per far fronte, pur se limitati nel numero ai casi di pazienti pericolosi, prevenendo e sostenendo le famiglie che in questi anni si sono fatte carico di una riforma dalla quale non si deve e non si tornerà indietro.


* Psichiatra, ex dirigente Asl
 

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