Il Tirreno

Pisa

Il lutto

Addio Alma, “l’altra metà” dello storico bar Salvini

di Francesco Paletti
Addio Alma, “l’altra metà” dello storico bar Salvini

Pisa, era la moglie di Roberto, al suo fianco ha per anni guidato il locale del viale delle Piagge

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PISA. Se n’è andata anche Alma. All’improvviso, ieri mattina, all’età di 76 anni. Di cognome faceva Cordedda, ma questo forse non lo ricorda quasi nessuno. Perché loro due erano semplicemente Alma e Roberto, moglie e marito ma anche, soprattutto gli storici gestori del Bar Salvini, il locale all’inizio del Viale delle Piagge, che è stato e da cui è passato un pezzo di storia delle città.

Roberto se n’è andato nel novembre di tre anni fa, all’età di 78 anni, dopo una lunga malattia. Ieri è scomparsa anche Alma.

«L’avevo sentita la sera prima e stava bene dice il figlio Emiliano- è stato davvero un fulmine a ciel sereno». È sempre lui a ricordare la figura della mamma, in quel locale frequentato da generazioni di pisani: «Lei era l’anima razionale della coppia, quella che lavorava dietro le quinte e a cui non piaceva troppo apparire, tanto che dubito riuscirete a trovarla in una delle tante foto che pure sicuramente avete in archivio – racconta sorridendo –. Sono sicuro che in quasi tutte c’è babbo (Roberto Salvini ndr), la parte più istrionica della coppia, quello dalla battuta pronta e che magari s’intratteneva con i clienti. Però era lei a riportarlo sui binari quando si lasciava un po’ andare e qualche volta è capitato».

La scomparsa di Alma Cordedda è anche una pagina di storia che si chiude.

Iniziata nel lontano 1957, quando Gino Salvini, il papà di Roberto, il lattaio delle Piagge, decise di aprire un minuscolo chiosco proprio all’inizio del viale, quasi all’altezza del Ponte della Vittoria. La storia di quel locale è diventata pure un libro, pubblicato in occasione del 50esimo dall’apertura del locale, “Come due treni in corsa: mezzo secolo di storia pisana vista dalle sedie di un bar all’aperto”, curato da Michele Battini e Davide Guadagni, storico dell’università di Pisa il primo e esperto di comunicazione e creativo di tante campagne elettorali vincenti il secondo, entrambi però nelle ruolo di avventori di quel locale. Al “Bar Salvini” è anche dedicata una canzone, scritta da Tanfucio e messa in musica da “I Gatti Mezzi” che ne ripercorre la storia, dagli anni ‘50 al 2000. Gino lasciò le redini del chiosco ad Alma e Roberto e il locale decollò. Erano gli anni caldi della contestazione e del ‘68 e il “Salvini” ne divenne la casa. Dal juke boxe le note delle prime canzoni “proibite” di Fabrizio De Andrè, ai tavoli i “ribelli” pisani. Nonostante anche Roberto fosse socialista dichiarato. Non ebbero nulla da dire neppure quando gli affari cominciarono davvero ad andare bene e si comprò una MG scoperta fra lo sconcerto degli avventori anticapitalisti. E anche di Alma. «Aveva chiesto di essere cremata e così sarà – ricorda il figlio Emiliano - La cerimonia sarà sabato mattina alle 10 alla Pubblica Assistenza di via Bargagna».

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