La protesta
Pisa, diecimila fiaccole per ricordare Barbara e chiedere più sicurezza negli ospedali: tra ricordi e commozione – Video
Prima della manifestazione, nell’auditorium della Camera di commercio il convegno che ha ufficializzato la borsa di studio ideata dall’Ordine dei medici di Pisa e intitolata alla dottoressa assassinata. Presente anche la famiglia della psichiatra. Le parole del ministro Schillaci: «Lavoreremo per promuovere una cultura della salute mentale orientata a una maggiore conoscenza e consapevolezza dei disturbi psichici e dei sistemi di cura»
PISA. Amici, colleghi, conoscenti e anche cittadini che hanno appreso la notizia nei giorni scorsi e sono rimasti profondamente scossi da un fatto di cronaca che spalanca le porte al dolore e invita a più di una riflessione sulle condizioni di sicurezza in cui lavora il personale sanitario nelle strutture ospedaliere. In diecimila hanno sfilato a Pisa per ricordare la dottoressa Barbara Capovani. E la commozione generale è dilagata all’arrivo del corteo sul luogo dell’omicidio. Edificio 3, padiglione di psichiatria. Ingresso A. Nel punto esatto in cui il 21 aprile un uomo – Gianluca Paul Seung, 34 anni, di Torre del Lago, è il principale sospettato, fermato domenica 23 aprile e ora in carcere al don Bosco, accusato di essere il killer – ha strattonato Capovani mentre stava salendo sulla bici per fare ritorno a casa, e poi l’ha massacrata con una raffica di colpi – dieci, inferti con una violenza selvaggia, è quanto stabilito dall’autopsia – che le hanno causato lesioni gravissime alla testa. La psichiatra è stata dichiarata morta nella tarda serata di domenica 23 aprile, quando il suo corpo ha smesso di inviare anche l’ultimo briciolo di attività vitale. Quella del 3 maggio, a Pisa, ma anche in tutta Italia, è stata l’occasione per piangere la scomparsa di Barbara Capovani, professionista stimata e molto conosciuta ben oltre l’ambiente medico pisano, ma anche per chiedere maggiori misure di sicurezza a tutela dei tanti lavoratori del mondo della sanità – pisana e non solo – che ogni giorno rischiano di essere aggrediti dai pazienti, soprattutto quando si tratta di uomini e donne con problemi psichiatrici. Un tema, quello delle aggressioni nelle strutture sanitarie, che in seguito all’omicidio Capovani è tornato con prepotenza sul tavolo di autorità e istituzioni. La morte della psichiatra pisana residente nel centro città lascia i tre figli e il marito – oltre che colleghi e conoscenti – nello sconforto più profondo.
«ORA SOLTANTO IL SILENZIO, IL GOVERNO AUMENTI LA SICUREZZA»
«Oggi è il giorno del silenzio, del cordoglio, delle lacrime. Il giorno della vicinanza alla famiglia, agli amici di Barbara Capovani, ai colleghi che con lei hanno lavorato e che la hanno assistita sino agli ultimi momenti, all'Ordine dei medici di Pisa». Ma «verrà infine, e finalmente, il tempo dell’azione». Per questo «dal governo attuale, che ha dimostrato sensibilità e prontezza di azione, ci aspettiamo una risposta: la violenza contro gli operatori sanitari sia priorità dell'Esecutivo e priorità di ordine pubblico».
Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, arrivando, insieme al vicepresidente Giovanni Leoni e al segretario Roberto Monaco, a Pisa, nel pomeriggio di mercoledì 3 maggio, dove in serata si è svolta una fiaccolata silenziosa in ricordo della psichiatra uccisa all'uscita dal suo reparto, all’ospedale Santa Chiara, venerdì 21 aprile. Prima della manifestazione cittadina è stata ufficializzata – durante un convegno organizzato nell’auditorium della Camera di commercio, al quale era presenta la famiglia della dottoressa, i tre figli e il compagno - la creazione di una borsa di studio intitolata a Barbara Capovani, rivolta ai giovani medici e ideata dall’Ordine dei medici di Pisa, presieduto da Giuseppe Figlini.
«Verrà il tempo - continua Anelli - delle parole: parole che non bastano più ad esprimere la nostra rabbia, il nostro dolore, il nostro sconforto per queste morti assurde. Non si può morire di lavoro, non si può perdere la vita per salvare quella degli altri. Verrà infine - prosegue - e finalmente il tempo dell'azione. Lo chiediamo con forza alla politica: applichiamo, nella sua interezza, la Legge 113, che è stata approvata nel 2020, è stata migliorata recentemente dal ministro Schillaci, ma resta in larga parte inattuata. La norma prevede infatti l'elaborazione di piani di sicurezza da parte delle aziende sanitarie. Eppure, a distanza di anni poche sono le strutture che hanno ottemperato», denuncia.
«Dal governo attuale, che ha dimostrato sensibilità e prontezza di azione, ci aspettiamo una risposta - conclude - che inserisca la sicurezza delle strutture e degli operatori sanitari come una priorità di azione dell'Esecutivo e, di conseguenza, una priorità di ordine pubblico. La violenza contro i professionisti della salute è una vera emergenza nazionale, non solo di sanità pubblica: occorre una risposta corale, sinergica e coordinata da parte dell'intero governo».
L’INTERVENTO DEL MINISTRO E IL TAVOLO TECNICO
Si è insediato nella mattina di mercoledì 3 maggio al ministero della Salute, alla presenza del ministro Orazio Schillaci, il nuovo Tavolo tecnico per la salute mentale. «Prima di iniziare i lavori abbiamo rivolto un pensiero in ricordo della psichiatra Barbara Capovani in memoria della quale oggi si svolgeranno fiaccolate in diverse città d'Italia», ha detto il ministro Schillaci ribadendo come «obiettivo specifico del tavolo è la promozione della salute mentale e del benessere psicologico, in tutte le età e in tutti i contesti. Con il supporto del tavolo tecnico, il ministero lavorerà inoltre a una campagna di informazione e di sensibilizzazione per promuovere una cultura della salute mentale orientata a una maggiore conoscenza e consapevolezza dei disturbi psichici e dei sistemi di cura».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=7f34fb9)