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Viaggio nella Liberazione, i suoi valori siano patrimonio condiviso del Paese

di Saulle Panizza*
Viaggio nella Liberazione, i suoi valori  siano patrimonio condiviso del Paese

Fino a giovedì la mostra nell’ambito di “25 Aprile. Una data, la nostra storia”. «Un’occasione di confronto culturale e di approfondimento scientifico»

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Le vicende successive al 25 luglio 1943, con la sostituzione di Mussolini come capo del governo, determinarono una situazione di forte incertezza nel Paese.

Una svolta fu certamente rappresentata dall’armistizio dell’8 settembre, che aprì quello che possiamo definire il periodo transitorio, destinato a chiudersi con l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana il 1° gennaio 1948.

Un’esperienza che potrebbe sembrare, con lo sguardo di oggi, breve e di modesto significato, una sorta di ponte tra la fine delle vicende monarchiche (con la “parentesi” fascista) e l’inizio dell’epoca repubblicana.

In verità, fu un periodo di straordinaria intensità, caratterizzato da passaggi irripetibili, che produsse la sola vera Costituzione che l’Italia unita abbia avuto, come risultato dell’unico momento realmente costituente dell’intera storia nazionale.

Da un punto di vista giuridico-costituzionale, si può suddividere questo periodo in due fasi, utilizzando come spartiacque la data, per più versi fondamentale, del 2 giugno 1946: prima volta del voto politico esteso anche alle donne; referendum istituzionale con la vittoria della Repubblica sulla Monarchia; elezione dei 556 membri dell’Assemblea Costituente, tra cui 21 donne, la più giovane delle quali, come noto, fu Teresa Mattei (ad ognuna di loro è dedicato un profilo su alcuni pannelli visibili in Sapienza sino al 27 aprile).

La prima fase, quella fino al 2 giugno 1946, fu soprattutto caratterizzata da due decreti luogotenenziali, n. 151 del 1944 e n. 98 del 1946, passati alla storia come prima e seconda costituzione provvisoria. Non erano vere e proprie costituzioni, ma ebbero il compito di orientare l’evoluzione dell’ordinamento in quella fase confusa e di passaggio.

Tra i due decreti si pone la liberazione del territorio nazionale dall’occupazione nazifascista e dunque quel 25 aprile 1945, che, dall’anno successivo, in virtù del decreto n. 185/1946, celebriamo come festa nazionale.

Per questa ricorrenza, l’Università di Pisa e in particolare il suo Centro per l’innovazione e la diffusione della cultura (Cidic) hanno promosso in Sapienza un evento dal titolo “25 Aprile. Una data, la nostra storia”.

Esso rientra all’interno della rassegna “Ne parliamo in Sapienza”, inaugurata lo scorso anno con quattro appuntamenti che hanno visto la partecipazione di molte centinaia di persone a confronti con esperti su temi di attualità, quali la salute pubblica, l’istruzione come ascensore sociale, i conflitti, la transizione ecologica.

Accanto alla ricerca e alla didattica, le iniziative di c.d. terza missione delle Università ne completano sempre più il ruolo e le ricadute sul sistema.

Esse si rivolgono alle altre istituzioni, alla cittadinanza, ai vari settori della società, alle scuole, nel nostro caso anche al fine di rafforzare ulteriormente i già stretti legami dell’Ateneo di Pisa con la città, il territorio in cui è inserito e l’intero Paese.

Si rinnova, in tal modo, un impegno che vede da sempre questa Università al servizio della crescita culturale della società, come è stato, ad esempio, pochi anni or sono, in occasione della Cerimonia del ricordo e delle scuse per l’ottantesimo dalla firma delle leggi razziali, o, più recentemente, con la messa a disposizione delle scuole, già nelle prime settimane del conflitto, della traduzione in ucraino della Costituzione italiana.

Questo nuovo appuntamento intende promuovere una più ampia conoscenza delle vicende della Liberazione del Paese nel secondo conflitto mondiale, e dunque del momento storico che, come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, rappresenta la data fondativa della nostra democrazia oltre che di ricomposizione dell’unità nazionale.

A partire dall’inaugurazione, avvenuta sabato scorso nel cortile della Sapienza con il saluto del Magnifico Rettore dell’Università di Pisa, professor Riccardo Zucchi, con la presenza di decine e decine di ragazzi provenienti dalle scuole del territorio, la rassegna è stata, e sarà ancora fino al giorno 27 aprile, l’occasione per visitare mostre e aule multimediali, partecipare a dibattiti con esperti e personalità di rilievo del nostro tempo, riflettere su una data che ha posto le premesse per una nuova e diversa Italia, cui avrebbero poi concorso il referendum istituzionale e la Costituzione repubblicana.

Ai percorsi hanno contribuito, oltre a numerosi docenti dell’Ateneo, vari soggetti del Protocollo regionale della regione Toscana “La Costituzione si impara a scuola”, tra cui diversi Istituti storici della Resistenza e la Scuola Superiore Sant’Anna; l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri (attraverso una mostra realizzata con il contributo delle rappresentanze tedesche in Italia); l’Anpi; la Fondazione di studi storici Filippo Turati; la Fondazione Scuola Forense Alto Tirreno.

L’iniziativa ha ottenuto il Patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Pisa e del Comune di Pisa e il sostegno della senatrice a vita Liliana Segre, che in un partecipato messaggio ha sottolineato la scelta di grande valore di unire il 25 aprile con il settantacinquesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana per l’indissolubilità di questo nesso.

L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro – ha rimarcato – “perché ci fu la Resistenza ed una grande alleanza antifascista che permise di sconfiggere definitivamente la Germania nazista e la c.d. repubblica di Salò”.

Tra le mostre che sarà possibile visitare vi sono anche pannelli dedicati alle canzoni della Resistenza e alla storia dell’Università di Pisa negli anni della Liberazione, con approfondimenti a figure significative di studenti, laureati e professori. Tra di loro anche Leonetto Amadei, prigioniero nei campi di internamento, che poi sarebbe divenuto giudice e presidente della Corte Costituzionale.

In una sentenza che porta la sua firma come relatore (la n. 254/1974), a proposito di una legge degli anni Cinquanta, si esamina il collegamento tra la disposizione impugnata e la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, per affermare, senza mezzi termini, la “ispirazione antifascista” della nostra Costituzione, a partire dai suoi principi fondamentali.

Nello spirito proprio dell’istituzione universitaria, dunque, la rassegna offre un’occasione di confronto culturale e di approfondimento scientifico e rappresenta un contributo all’affermazione del 25 aprile – come ebbe a ricordare l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 2015 – quale “patrimonio di tutta l’Italia, ricorrenza in cui si celebrano valori condivisi dall’intero Paese”.

*Direttore del Centroper l'innovazione e la diffusione

della cultura (Cidic)

dell'Università di Pisa

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