Caso Ragusa, Logli non ha diffamato il supertestimone: querela archiviata
«Si può ritenere verosimile che esistesse un carteggio tra la difesa del Logli e la sua consulente cui probabilmente appartengono anche gli scritti poi letti durante la trasmissione – si legge nell’ordinanza di archiviazione – e che in qualche modo senza un’esplicita autorizzazione questi siano fuoriusciti dall'alveo della sfera riservata con le conseguenze di cui oggi si discute»
PISA. È stata archiviata la querela presentata da Loris Gozi, il superteste del caso Ragusa, contro Antonio Logli e un 62enne pisano accusati di diffamazione in riferimento alla dichiarazione prima orale e poi scritta circa la confidenza, attribuita a Gozi, di aver mentito sull’avvistamento di Logli la notte del 13 gennaio 2012 in via Gigli. È uno dei pilastri dell’accusa e delle tre sentenze che hanno mandato in carcere il marito di Roberta Ragusa con una condanna a 20 anni.
In occasione della trasmissione tv “Quarto Grado” era stato letto un testo del 62enne con cui «dichiarava nella sostanza che il Gozi conosciuto durante la comune detenzione nella casa circondariale di Pisa, gli aveva confessato di aver reso falsa testimonianza nel processo a carico di Antonio Logli per l'omicidio della moglie Roberta Ragusa perché manovrato dalla Procura di Pisa».
Per il giudice che firma l’archiviazione chiesta dal pm Giovanni Porpora il testo letto in tv «risultava essere parte di scritti confidenziali che Logli aveva inviato al proprio difensore. In assenza di elementi di segno contrario, non essendo destinato a un pubblico indeterminato ma indirizzati al proprio legale senza che sia emersa la volontà dell'indagato di renderli successivamente conosciuti ad altre persone, non si integra il reato di diffamazione». E ancora: «Trattandosi di uno scambio confidenziale intercorso tra un condannato il proprio difensore è plausibile ritenere che tali scritti avessero una natura strettamente riservata mirando a impostare una strategia difensiva da adottare nel procedimento di revisione della condanna come poi è stata fatto».
Sulla posizione del 62enne pisano, assistito dall’avvocato Roberto Nocent, il giudice archivia sostendo che l’uomo non ha cercato, né offerto la sua testimonianza alla tv circa la confidenza di Gozi.
«Si può ritenere verosimile che esistesse un carteggio tra la difesa del Logli e la sua consulente cui probabilmente appartengono anche gli scritti poi letti durante la trasmissione – si legge nell’ordinanza di archiviazione – e che in qualche modo senza un’esplicita autorizzazione questi siano fuoriusciti dall'alveo della sfera riservata con le conseguenze di cui oggi si discute». L’uomo, che si riserva di denunciare per calunnia Gozi, «negava di aver avuto alcun rapporto con la redazione della trasmissione e anche di aver rilasciato alcune interviste e di aver mai autorizzato la trasmissione o lettura pubblica del proprio scritto».
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