Il Tirreno

Pisa

Il nuovo piano integrato

Coltano fuori dalla “zona rossa” del Parco di San Rossore: la protesta e la vittoria di cittadini e imprenditori

di Francesco Paletti
Una veduta dei terreni agricoli di Coltano (foto d'archivio)
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Una veduta dei terreni agricoli di Coltano (foto d'archivio)

Il presidente del Parco, Lorenzo Bani, incontra i promotori della petizione per escludere la zona dall’area soggetta a regole più stringenti in termini di urbanistica e attività venatoria

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PISA. Si sono salutati con una promessa reciproca. Da una parte Lorenzo Bani, il presidente del Parco di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, accompagnato dal direttore Riccardo Gaddi e dall’architetto Andrea Porchera. Dall’altra le aziende e i residenti di Coltano e la Pro Loco, rappresentata al tavolo dal presidente Rosario Stefanucci, che nei giorni scorsi ha raccolto 350 firme per chiedere che, nel nuovo piano integrato del Parco, in fase di elaborazione, «Coltano rimanga in area contigua e non sia inserita nelle aree interne del parco» come ipotizzato nelle bozze elaborate almeno fino a giovedì 6 aprile, in una gremitissima sala conferenze della Villa Medicea, qualcosa potrebbe essere cambiato.

«Rimango convinto che per la tenuta la collocazione ideale sia quella delle aree interne, dato che in questo modo aumenterebbero le risorse e le possibilità che abbiamo per valorizzarla, ma nella mia gestione non ci sarà mai una soluzione calata dall’alto e imposta nonostante il parere contrario dei cittadini e delle aziende che operano qui: dunque se la vostra ferma convinzione è di rimanere nelle aree contigue, ne prendo atto e valuteremo le modifiche da fare nella bozza del piano» ha detto il presidente Bani. Eccola qua la strategia del presidente del Parco: un passo indietro oggi per farne due in avanti domani. Stavolta insieme a tutta la comunità di Coltano: «Il mio auspicio, però, è che da qui possa partire un percorso nuovo, condiviso fra Parco e coltanesi per ricreare quel legame di fiducia necessario e far sì che, magari fra un anno o due, siano proprio le aziende e i cittadini di Coltano a chiederci di entrare nelle aree interne» ha aggiunto subito dopo. È in quel momento che il clima in sala cambia: non più muro contro, stop alla contrapposizione. Si apre uno spiraglio di dialogo, probabilmente proprio quello che il presidente Bani voleva creare: «Vi chiediamo di portare in Regione la volontà di questa comunità che vuole rimanere area contigua – dice Stefanucci – Dopo, facciamo pure un percorso, tutti insieme, per capire se ci sono davvero le condizioni e la convenienza per entrarci».

Per i coltanesi è pericolo scampato: nelle aree interne al parco, infatti, è vietata la caccia (che, invece, è consentita in quelle contigue), per i residenti e le aziende della tenuta unico strumento in grado di tenere realmente sotto controllo gli ungulati e impedire che daini e cinghiali possano pascolare e nutrirsi nelle coltivazioni di loro proprietà. Gli argomenti messi sul tavolo non sono bastati a tranquillizzarli, nemmeno nella sera del 6 aprile: «Ci dite che vigileranno le guardie del parco, ma come facciamo a crederci se da 24 ne sono rimaste otto? » dice uno. Poca fiducia anche nelle compensazioni, i risarcimenti di cui beneficiano agricoltori e allevatori delle aree interne, in caso di danneggiamenti prodotti dalla selvaggina: «Pensate davvero 400mila euro possano essere sufficienti? Se anche lo fossero, perché sprecarli così?» dice un altro. Bani capisce e svolta: «Prendo atto – dice -, non porterò in Regione qualcosa a cui gli abitanti di Coltano sono contrari». E ora? Probabilmente il piano sarà modificato lasciando la tenuta nelle aree contigue e sottoposto all’approvazione di comunità del parco e comitato scientifico. Prossima tappa di un iter ancora lungo: dopo, infatti, il documento sarà inviato all’adozione del consiglio regionale, quindi ci saranno due mesi per presentare e discutere eventuali osservazioni prima della definitiva approvazione. Alla svolta di plaude anche il consigliere comunale del Pd Marco Biondi che ha seguito l’assemblea: «Dalle parole finali del presidente Bani è trapelata la volontà di ascoltare una voce che è stata univoca nel chiedere di lasciare Coltano in area contigua come lo è attualmente – scrive –. I cittadini non vogliono che il loro territorio esca dal Parco, ma prima di cambiamenti sulla classificazione hanno bisogno di creare una sinergia con l’ente. Se l’ente si dimostrerà capace di promuovere Coltano coniugando sviluppo e salvaguardia ambientale, i cittadini saranno disponibili a rivalutare la questione».
 

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