Omicidio Scieri, il pm chiede due condanne a 24 e 21 anni: «Così hanno ucciso la recluta»
Pisa, la requisitoria di Crini: «Credere ad alternative all’omicidio significa ammazzarlo due volte»
PISA. Una condanna a 24 anni per Alessandro Panella e a 21 per Luigi Zabara per omicidio volontario aggravato in concorso.
Sono le 18.38 quando il pm Alessandro Crini conclude la sua requisitoria davanti alla Corte d’Assise. È il processo ai due ex caporali accusati della morte di Emanuele Scieri, 26 anni, di Siracusa, la sera del 13 agosto 1999 alla caserma Gamerra.
«Spogliato, picchiato, lui in fuga sulla torre di asciugatura dei paracadute e poi Panella con gli scarponi che gli dà i pestoni sulle nocche delle mani. La caduta e la morte nel giro di una manciata di secondi». Il procuratore capo sintetizza così la fine della recluta siciliana.
«Credere ad alternative all’omicidio significa ammazzare due volte Scieri» ha ripetuto più volte il pm.
Nonnismo imperante
Un affresco su quello che era l’ambiente della Gamerra in cui il nonnismo era tollerato e a volte fuori controllo - nel luglio 1999 un militare venne picchiato e ci un procedimento militare a La Spezia che favorì la rimozione dell’allora comandante ancora prima del caso Scieri -, ma anche il clima di omertà su un episodio imprevedibile rimasto sotto silenzio per tre giorni. «Due domande si sono fatti i genitori di Scieri dal 1999: chi è stato e come è stato possibile che Emanuele sia morto alle 22.30 circa del 13 agosto e la caserma lo abbia restituito solo nel primo pomeriggio del 16» ha esordito nella sua requisitoria il procuratore capo Alessandro Crini. Un intervento iniziato alle 10 e con tre di intervalli concluso alle 18.45.
Sulla Folgore del 1999, «opposto il rapporto e l’aiuto ricevuto dal 2018 dai vertici», il procuratore è stato netto: «Il primo e unico comandamento praticato in caserma in questa schifosissima vicenda è stato quello di negare tutto, a partire dagli ufficiali, su una morte che anche la truppa sapeva».
Celentano e Romondia
Sull’arrivo del generale Enrico Celentano il pomeriggio del 16, a vedere il corpo di Scieri, Crini ha parlato di «falsa rappresentazione, un teatrino tragico, terribilmente falso. Alle 23.47 dal cellulare di Celentano è partita una chiamata verso il fisso di casa sua a Livorno. Lui era a Pisa poco dopo la morte di Scieri». Critiche anche all’operato del maggiore Salvatore Romondia nelle ricerche di Emanuele.
Il ruolo di Ara
Il procuratore ha annunciato la richiesta degli atti sulla testimonianza del maresciallo Vincenzo Ara che, a suo dire, non è stata limpida. Anzi, tutt’altro. Ara è il sottufficiale che il supertestimone Alessandro Meucci colloca in camerata la notte del 13 agosto quando, ha messo a verbale, vide Alessandro Panella, Luigi Zabara e Andrea Antico molto agitati. I tre hanno sempre sostenuto di non essere mai stati in caserma il giorno della morte di Scieri. Per il rappresentante dell’accusa Ara ha fatto di tutto per non risultare presente coinvolgendo anche il collega istruttore con cui si alternava. «Sono state dette gigantesche menzogne, si è assistito a un cumulo di bugie blasfeme – ha ripetuto Crini –. Mesiti ci ha detto che quella sera lo ha visto al Pappafico. Lui ha risposto quasi in tono mafioso: “Me lo venga a dire in faccia”. Una reazione esagerata se uno davvero non era presente. Ara è il vero supertestimone, ma in aula ha preferito restare fuori dalla vicenda sostenendo di non essere stato in caserma quella sera».
Il supertestimone
Si regge su Alessandro Meucci l’accusa secondo cui i due imputati erano nella camerata della terza Compagnia la notte del 13 agosto 1999. «Meucci è una persona fragile che non va screditata, il cui contributo dichiarativo è stato evidenziato anche dal giudice dell’udienza preliminare» ha aggiunto il procuratore capo.
Gli imputati
Sugli alibi di Zabara e Panella, l’accusa ha citato il tentativo del primo di convincere un commilitone che lui «era in licenza dal 12 al 16 agosto», mentre sul secondo il pm ha elencato le intercettazioni telefoniche. Ai familiari che ritenevano l’evento risalente al 14 agosto, Panella confida: «Ora dicono che è successo il 13 e io ero in caserma». E ancora sul sequestro della polizia degli scarponi: «Sono nuovi, non sono quelli allora». Il fratello: «Davvero? Che culo». C’è poi l’intenzione di ritornare negli Usa, avendo la cittadinanza americana, «per non rientrare più» ha precisato Crini. Per la Procura prove e non solo indizi che giustificano le due condanne con le attenuanti equivalenti alle aggravanti dei futili motivi.
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