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La scomparsa dell’avvocato Berti Mantellassi, «Il Gioco del Ponte perde un grande personaggio»

La scomparsa dell’avvocato Berti Mantellassi, «Il Gioco del Ponte perde un grande personaggio»<br>
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Il ricordo dell’ex Capitano di Tramontana: «Era sagace, signorile e intelligente».
Il collega Cariello: «Ha incarnato il disincanto necessario per la nostra professione»

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PISA. È fissato per venerdì 9 dicembre alle 15 nella chiesa del cimitero di via Pietrasantina l’ultimo saluto all’avvocato Giovanni Berti Mantellassi, scomparso a 74 anni per un problema cardiaco che lo aveva colpito a fine novembre.

Conosciuto e apprezzato penalista, Berti Mantellassi era stato per tantissimi anni anche una figura di spicco del Gioco del Ponte.

L’amico Antonio Pucciarelli, ex capitano di Tramontana, lo ricorda così: «Il Gioco del Ponte ha perso un grande personaggio; è ciò che tutti coloro che lo hanno conosciuto nell’ambiente del Gioco avranno detto quando si è sparsa la notizia in città del decesso dell’avvocato Giovanni Berti Mantellassi, ma per chi ha con lui strettamente condiviso questa passione, costruita su anni di gioie e delusioni, fino a crearne un legame inscindibile, quasi fraterno, è molto, molto di più. Approcciatosi alla nostra manifestazione principe del Giugno Pisano, ricoprendo da prima ruoli poco rilevanti, ha subito dimostrato tutta la signorilità, l’intelligenza e la sagacia che lo hanno contraddistinto nella Parte di Tramontana e nel Gioco. Questo è quello che ho sempre ammirato in lui, da quando le nostre strade si sono unite e non più divise fino a quando uno squillo di telefono ha lacerato questo nostro connubio terreno. Io ero allora un novello Capitano di una squadra di Tramontana e Nanni, così desiderava esser chiamato, ha da subito creduto nelle mie potenzialità, investendo sul mio personaggio, tutta la sua passione fino a diventare Magistrato della squadra che assieme abbiamo creato, una squadra che presto ha raggiunto i vertici della popolarità e della classifica. Nanni gradiva molto più lavorare nell’ombra, perché come diceva lui, poteva parare i colpi che potevano arrivarmi alle spalle e così è stato per anni. Pucciarelli/Berti era il binomio che tanta gente del Gioco temeva e celatamente ammirava. Avere l’Avvocato, con questo titolo molti lo identificavano, alle spalle, sarebbe stato il desiderio che molti Capitani avrebbero voluto, ma solo io e i nostri Combattenti ne hanno direttamente beneficiato. Anche un grande benefattore è stato, collaborando ed aiutando i Magistrati che lo hanno succeduto al comando dei colori che tanto amava. La stessa Parte di Tramontana ha potuto usufruirne direttamente quando è stato chiamato a ricoprire l’incarico di Generale di Parte, ruolo che ha accettato con molta riluttanza perché come lui diceva sempre, non amo indossare piume e galani, ma preferisco stare in piazza Garibaldi, fra la gente che lo fa il Gioco, indossando un pantalone della tuta con sopra una “cotta”, giallo/nera prima e rosso/bianca poi ed è così che la mia memoria visiva lo riconosce. Quando fui indotto a cambiare la fusciacca, anche Nanni non esitò a farlo iniziando una nuova avventura sotto un’altra insegna, sempre di Tramontana. È stato facile ricreare una nuova forte squadra perché accanto a me c’era lui, un vero politico di Gioco, una “risorsa” fondamentale. È stato anche chiamato a ricoprire il ruolo di Giudice sul Ponte, ma preferiva di più seguire quel legame che fra noi era divenuto inseparabile, sia nel Gioco, che nella vita, dimostrando di essermi accanto come testimone di nozze, amico e legale amico. Abbiamo combattuto centinaia di battaglie assieme e sempre vinte, ma quella di questi giorni, la più importante della sua vita, l’ha combattuta senza di me e purtroppo è stata l’ultima, ma c’è una cosa che non può essere persa, la memoria di essergli stato amico. Ciao amico mio! !»

Un altro ricordo affettuoso arriva dall’avvocato e amico Antonio Cariello in questi giorni lontano da Pisa. È stato letto in occasione di un convegno della Camera Penale. «Colleghi e amici, vorrei dire tante cose di Nanni, ma vorrei dirgliele di persona – scrive il legale – . Sento di interpretare il sentimento di tutti se uso la parola sgomento, che mi pare adeguata alla portata enorme del lutto che ci ha colpito. Ma credo che a Nanni sarebbe piaciuta di più la parola rabbia e, come spesso ci accadeva, saremmo stati in sintonia. Di chi ci lascia è facile dire bene, ma per Nanni lo è di più perché lui ha incarnato alla perfezione il disincanto necessario per fare una professione resa difficile nostro malgrado da un legislatore approssimativo e alluvionale e da una società che più non ci riconosce il ruolo che ci spetta per definizione: quello di difensori della dignità del dolore del singolo. Solo Nanni sarebbe stato capace di tessersi un elogio funebre e lo avrebbe fatto – ne sono certo – in rima. Perché in rima è stata tutta la sua vita. Arrivederci Nanni, tuo Tonino».l

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