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L’addio al professor Pardelli, il “papà” di migliaia di bambini

Gian Ugo Berti
L’addio al professor Pardelli, il “papà” di migliaia di bambini

Luminare della pediatria, i ricordi delle visite in bici nel dopoguerra

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PISA. È morto all’ospedale di Cisanello, dove da alcuni giorni era ricoverato, il professor Luigi Pardelli, già docente di Clinica Pediatrica all’Università di Pisa, una figura di uomo e di medico conosciuta e apprezzata da generazioni di persone a Pisa e in Toscana. Aveva 99 anni. Nato a Pisa, si era laureato, nel 1948, con il professor Gennaro Fiore, direttore della clinica universitaria e subito dopo aveva iniziato la professione. Lo ricordiamo in un’intervista rilasciata qualche tempo fa, in cui ripercorreva la sua vita professionale, le esperienze e le difficoltà specie subito dopo la guerra.

«Il mio problema era soprattutto quello di bucare la gomma della bicicletta, mentre andavo a fare una visita – raccontava – . Subito dopo la guerra trovare, infatti, qualcuno che ti potesse aiutare, specie di notte, nella campagna pisana, era un’illusione. Ma bisognava andare. Non c’erano altre scelte. “Se vuoi fare il pediatra”, mi diceva il mio maestro, Fiore, “ricordati che sarai il medico dei bambini, ma anche delle mamme”. Sacrosanta verità. Sul piano professionale, l’aspetto più grave e delicato era, all’epoca, l’assoluta mancanza di una rete territoriale d’assistenza, in grado di fornire un supporto. Il Paese era veramente stremato, tanti si trovavano in grosse difficoltà economiche. Inoltre, non esistevano purtroppo vaccini e antibiotici validi. In sostanza eravamo come disarmati nell’affrontare il caso clinico. O il bambino guariva a casa oppure si rendeva necessario il ricovero. Sovente si trattava di lunghe degenze, proprio per la mancanza di farmaci risolutivi. Si moriva in particolare a causa della meningite oppure per la poliomielite»

Dopo un semplice episodio febbrile, il piccolo poteva improvvisamente svegliarsi al mattino con le gambe paralizzate. Le cure non potevano fare quasi nulla.

«Sempre più diffuse erano le malattie reumatiche, considerate anche le particolari, disagiate condizioni ambientali – ricordava – . Incuteva inoltre timore la tubercolosi e la scarlattina si dimostrava pericolosa a causa delle non rare complicazioni sul cuore. Per settimane e addirittura mesi, le mamme vivevano continuamente accanto al letto, con grosso sacrificio e difficoltà perché lontane dalle loro case, nell’attesa di ricevere una parola di speranza ed un gesto d’incoraggiamento. Noi medici ci sentivamo come impotenti e confortare il loro comprensibile dolore, si dimostrava talvolta impossibile. Ma adesso, guardandomi indietro, in tutta sincerità, sento realmente di avere la coscienza a posto e di aver profuso tutta la mia esperienza umana ed umana ai bambini ed anche alle loro mamme».

La salma verrà trasferita al Cimitero della Misericordia in via Pietrasantina e poi dopo la funzione religiosa in programma sabato 10 dice,bre alle 9 sarà tumulata al cimitero di Staffoli. Alla moglie signora Rosanna, alla figlia Isabella medico anestesista e al nipote Francesco giungano le più sentite condoglianze da parte del nostro giornale.

A nome dell’Ordine dei Medici e suo personale, il presidente Giuseppe Figlini, ha espresso vivo cordoglio per la sua scomparsa e ha voluto ricordare come il Professore, per oltre settant’anni, abbia rappresentato, umanamente e professionalmente una figura carismatica nel lavoro e nella vita.l


 

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