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Keu, la bonifica può attendere: il Tar accoglie il ricorso del proprietario dell’ex Vacis

Le motivazioni dei giudici amministrativi. A 14 mesi dall’inchiesta la sostanza resta al suo posto. Ecco la situazione in provincia


22 giugno 2022 Pietro Barghigiani e Danilo Renzullo


PISA. Arriva dal Tar il primo stop all’opera di ripristino ambientale dopo lo scandalo del Keu, lo scarto dei fanghi conciari finito nei siti di mezza Toscana come sostanza mescolata ai terreni di riempimento. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso della società proprietaria dell’area ex Vacis, nella Darsena pisana, contro l’ordinanza del Comune di Pisa che obbligava il privato a rimuovere le porzioni inquinate. Secondo il Tar nell’informativa redatta dall’Arpat non erano specificate con i dovuti dettagli le responsabilità della Braccianti Sviluppo Srl nella contaminazione dell’area. Di qui la bocciatura dell’ordinanza che prevedeva in solido anche il coinvolgimento della cooperativa La Rinascita, esecutrice dei lavori, nel frattempo fallita.

Le ipotesi

A breve sono previsti incontri tra Comune, legali e Arpat. Un’ipotesi è quella di indicare meglio le presunte responsabilità della Braccianti e procedere con una seconda ordinanza più mirata. Un’altra opzione è il ricorso al Consiglio di Stato. Infine, lo scenario che rischia di diventare quello più realistico. In assenza di solvibilità della coop fallita, e nelle pastoie degli oneri di cui dovrebbe farsi carico la curatela fallimentare, potrebbe essere il Comune a realizzare la bonifica e poi rivalersi sulla coop.

La sentenza del Tribunale amministrativo entra nella partita del ripristino ambientale che viaggia a velocità diverse nei comuni in cui si trovano i siti inquinati. Quello deciso a Pisa anticipa una decisione che altrove è sempre attesa.

Crespina Lorenzana

Nonostante l’accelerata impressa dal Comune per liberare il territorio di Crespina-Lorenzana dal Keu, le operazioni di bonifica restano legate al pronunciamento del Tar, a cui si è rivolto Acque spa a seguito di un’ordinanza del sindaco Thomas D’Addona che impone all’ente gestore di “ripulire” i terreni dove è stato conferito, mescolato ai materiali di riempimento, il residuo in polvere del trattamento dei fanghi di conceria durante un cantiere appaltato alla ditta Cantieri srl (una trincea di 1,5 km lungo la strada comunale che va da Ceppaiano ai Gioielli per la sostituzione di una condotta idrica). «L’area è costantemente monitorata – sottolinea il primo cittadino -: le analisi e gli studi fatti ci dicono che i materiali inquinanti non si sono diffusi, né degradati e che quindi non ci sono pericoli ambientali. Il Keu però c’è e va rimosso».

Pontedera

Procedure ferme anche a Pontedera, dove il Comune non ha ancora emanato l’ordinanza per dare il via libera alle operazioni di rimozione della terra contenente il Keu nell’area del Green Park e completare il complesso residenziale alle porte della città, a ridosso dello stadio comunale Ettore Mannucci.

Peccioli

Nel comune di Peccioli dovrebbero invece concludersi a breve le operazioni di rimozione e smaltimento di un quantitativo stimato di settemila tonnellate di riciclato contenente Keu usato come fondo di un’area di un maneggio dalla società agricola “I Lecci”, parte offesa nella vicenda. Le operazioni di bonifica e di messa in sicurezza del sito sono partite a fine aprile, dopo un’intesa con l’amministrazione comunale che ha accelerato le procedure.

Aeroporto militare

Tra i cinque siti in provincia di Pisa dove sono finiti i “rifiuti” inquinanti, l’unico ad essere stato “liberato” è l’area dell’aeroporto militare di Pisa. Lo scorso ottobre si sono conclusi i lavori si rimozione e smaltimento dei terreni inquinati, che secondo gli esami effettuati dall’Arpat risultavano contaminati da elevate concentrazioni di cromo totale, cromo VI e solfati, utilizzati in un cantiere per il potenziamento dell’Ils, il sistema di atterraggio strumentale necessario per “guidare” gli aerei verso la pista in condizioni di bassa visibilità. Lavori che hanno richiesto anche la disattivazione del sistema di aeronavigazione, in parte smantellato per consentire le operazioni di rimozione delle sostanze tossiche finite nell’area in uso alla 46ª Brigata Aerea, riattivato lo scorso novembre.

Le indagini non sono ancora concluse per i 19 indagati

La Procura fiorentina sta ancora raccogliendo elementi nell’inchiesta che nell’aprile 2021 sconvolse politica e imprenditoria locale. La Direzione distrettuale antimafia di recente ha proceduto a ulteriori sequestri documentali in un contesto societario riferito all’attività di smaltimento dei fanghi. L’ipotesi di notificare a breve l’avviso di chiusura delle indagini ai 19 indagati viene smentita dall’operatività degli inquirenti che ancora non hanno esaurito gli spunti di un’inchiesta che ha alzato il velo sul precario equilibrio tra interessi economici e tutela dell’ambiente. Deflagrata il 15 aprile 2021 con arresti e sequestri, l’inchiesta sullo smaltimento del Keu dal depuratore del consorzio Aquarno per conto dell’Associazione Conciatori ha ancora altro da offrire. Il sostituto procuratore della Dda della Procura di Firenze, Giulio Monferini attende le ultime analisi sui terreni in mezza Toscana a rischio contaminazione dopo i riempimenti a base di Keu e l’analisi sui documenti sequestrati per procedere all’avviso di chiusura delle indagini. Di contro anche gran parte degli indagati si sono rivolti a professionisti per far analizzare le acque uscite dal depuratore e i terreni in cui sono state piazzate le ceneri degli scarti conciari ritenute dall’accusa ad alto tasso di inquinamento da sostanze chimiche e tossiche.

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