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cronaca

Bonus 110, la grande trappola e l’incubo crediti non pagati. La testimonianza del sindaco-ingegnere

La preoccupazione delle aziende della provincia di Pisa: «Procedure da semplificare». Mirko Bini: «Pago le tasse su ciò che non ho incassato»


21 giugno 2022 Paola Silvi e Sabrina Chiellini


PISA. C'era una volta il superbonus, quello che prevedeva il rimborso del 110% alle imprese edili per le spese e le fatture per i lavori di ristrutturazione ed efficientamento sismico energetico nei condomini. Tutto finito in una bolla di sapone.

Con i ponteggi montati ma i cantieri bloccati. Con le ditte che hanno dovuto chiudere le pratiche senza prendere soldi e con lo spettro del licenziamento per i dipendenti, quasi ottomila in totale nella provincia di Pisa, del settore.

A lanciare l'allarme la Confcommercio e la Cna edilizia e costruzioni. «Le aziende con contratti in corso aperti nell'ultimo anno grazie al superbonus sono adesso costrette a bloccare i lavori a causa del mancato pagamento del credito da parte delle banche», spiega Luca Benedettini presidente edili costruttori della Cna di Pisa. Una beffa insomma dopo le speranze della scorsa estate.

«Il fatto è – aggiunge - che ci avevamo creduto a questa ripartenza dell'edilizia che arrivava dopo un periodo lunghissimo di crisi». Secondo Cna lo spartiacque va fissato a novembre 2021 quando «in virtù del decreto frodi del governo le principali banche – entra nel merito Benedettini – ma anche Poste Italiane hanno prima rallentato e poi bloccato il pagamento dei rimborsi alle imprese edili». Una bomba sociale che sta esplodendo e che potrebbe travolgere il migliaio di ditte del territorio.

«Ma bisogna moltiplicare per dieci questi numeri – continua – se consideriamo tutto l'indotto, dall'elettricista all'idraulico, e i fornitori di infissi e di materiale edile». Delusione e rabbia di fronte a questa situazione dove i titolari si sentono inermi. Braccati da un sistema che li ha messi all'angolo.

«Abbiamo assunto operai, esperti. Intere famiglie si sono trasferite in provincia di Pisa perché spronate dal sogno di un lavoro fisso e duraturo. Ora invece siamo in forte difficoltà. Abbiamo maturato centinaia di migliaia di crediti e non abbiamo riscosso un euro», sottolinea il presidente.

Le truffe del superbonus ci sono state, inutile nasconderlo. «Ma non è giusto che gli onesti, la maggioranza, ne piangano le conseguenze. Chiediamo allora ancore di salvezza, meccanismi di sblocco. Ci appigliamo al decreto aiuti di maggio ma al momento non abbiamo risposte», conclude.

E lo stesso grido di dolore arriva da Stefano Maestri Accesi, presidente di Confcommercio Provincia di Pisa. «Negli ultimi mesi il governo ha modificato 14 volte il decreto sul superbonus 110%, in media una volta ogni 40 giorni, con il risultato che l'ingranaggio si è completamente inceppato e migliaia di imprese rischiano di fallire. Eppure – non può farsene una ragione Maestri Accesi - il bonus era nato sotto i migliori auspici, un efficace volano di ripartenza del Pil nazionale. Ma, con tutti questi cambiamenti si è trasformato in un boomerang letale. La grande novità del superbonus era che, imprese e professionisti avevano la facoltà di cedere il credito per lavori di ristrutturazione a banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari. Questo permetteva una vitale iniezione di liquidità, consentendo un circolo virtuoso in cui il committente non versava un euro, imprese e professionisti riscuotevano il denaro per i servizi offerti, gli intermediari finanziari incameravano crediti sicuri». Una serie di passaggi andati in tilt.

«Con tutti questi cambi di rotta – specifica - i percorsi e i flussi si sono inceppati, le banche non si fidano più e non acquistano più i crediti da superbonus». Una situazione kafkiana, così la definisce la Confcommercio dove le imprese e i professionisti rischiano il default. L'associazione di categoria pisana parla di 150 mila aziende italiane del solo settore edile a rischio, con incalcolabili effetti a cascata, considerando la circolarità dell'economia nella quale siamo immersi.

«Stiamo vedendo tante imprese anche sul nostro territorio – riporta il presidente - non necessariamente di grandissime dimensioni, con appalti firmati, appalti cominciati, lavori eseguiti, che impossibilitate a cedere il proprio credito, si trovano con zero liquidità in cassa, non riescono a pagare i propri dipendenti e alla lunga rischiano di fallire».

E gli esempi, nella quotidianità si sprecano. «Penso al muratore edile, con due dipendenti, un cassetto fiscale di crediti bloccati per 300 mila euro che vive la stessa condizione e gli stessi disagi dell'architetto che ha emesso fatture per 80 mila euro, nessuna liquidità ottenuta finora, e nel frattempo si trova costretto a pagare il 22% di Iva, pari a 17.600 euro».

Così l'appello di Cna e Confcommercio è unanime: «il governo deve intervenire urgentemente – dicono - partendo soprattutto da una radicale semplificazione delle procedure e dal ristabilimento della fiducia necessaria».

«Pago le tasse su ciò che non ho incassato»: la testimonianza del sindaco-ingegnere

La legge sul superbonus 110 per cento per l’efficientamento energetico scade nel 2023 ma i fondi per garantire gli interventi non ci sono. In pratica si tratta di una legge senza copertura finanziaria che rischia di avere un effetto strike per tutto il comparto dell’edilizia. A richiamare l’attenzione su un problema che riguarda imprese e cittadini è il sindaco di Terricciola, Mirko Bini, che di professione fa l’ingegnere ed è stato tra i primi in provincia a utilizzare i fondi del superbonus. La situazione ogni giorno che passa si fa sempre più complessa, ora che le banche non "comprano" i crediti. «Ci sono aziende edili sull’orlo del fallimento e molte persone che rischiano il posto di lavoro. È inutile che si faccia finta di non vedere, e mi rivolgo alla politica, gli effetti devastanti che presto avremo anche sul nostro territorio. Una legge che doveva servire a rimettere in moto l’economia messa a dura prova dal Covid rischia di travolgere decine di aziende edili ma anche quelle di impianti e infissi». Tutto questo è dovuto ai continui cambiamenti introdotti dal Governo sui bonus edilizi ed energetici. Le imprese che hanno fatto lo sconto in fattura si trovano a non poter cedere il credito per la stretta delle banche. «A questo punto hanno il cassetto fiscale pieno e non possono riscuotere i lavori fatti».

Ci sono poi cittadini che hanno anticipato il costo dei lavori per cedere in prima persona il credito alle banche e non sanno quando potranno rientrare dei soldi anticipati. Nel frattempo il governo cosa fa? Prende tempo e non dà garanzie sul rifinanziamento. «Si sente dire che molti si sono approfittati di questa opportunità - aggiunge Bini - io non credo che si possano ipotizzare grandi margini di manovra per il bonus del 110. Forse avrebbero potuto esserci maggiori controlli su chi ha acquistato una casa per usufruire del 110. Ma, arrivati a questo punto, con le recenti modifiche al decreto sul superbonus mi pare difficile pensare che si possano fare lavori in più rispetto a quelli dichiarati. Caso mai ora ci sono cittadini che si ritrovano con i cantieri avviati e poi fermati dalle aziende che non hanno più alcuna liquidità. Per non parlare dei professionisti, come succede a me, che devono pagare le tasse su lavori che non hanno ancora incassato. È un sistema che non regge più». Anche in Valdera, come nel resto della provincia, ci sono famiglie e condomini che hanno progettato di fare lavori per l’efficientamento energetico ma che non sanno come procedere, pur avendo a disposizione - in teoria - una legge che prevede una serie di interventi e che di fatto però si è arenata. «Anche noi professionisti - spiega Bini - siamo in grave difficoltà. I progetti per la valutazione di congruità e dei passaggi alle classi energetiche sono stati fatti e ora le banche non acquistano più crediti. Se i cantieri non partono, i progettisti non hanno neanche il diritto al credito d’imposta per i compensi del proprio lavoro già svolto. Se la politica continua a fare finta che il problema non esista sarà un vero disastro».

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