Italia
Pisa dice addio a uno dei suoi poeti cantore di storie, di jazz e di vino
Lutto per la scomparsa di Afo Sartori, una vita dedicata alla città e alla musica
PISA. Con i suoi libri ha raccontato la città e il suo grande amore per la musica, il jazz in modo particolare. Si è spento, l’altra sera, all’ospedale di Cisanello, a seguito di una patologia che lo affliggeva da alcuni anni, Afo Sartori, 82 anni, artigiano di professione, scrittore e critico musicale per passione. Afo è stato per diversi anni un collaboratore prezioso anche per le pagine della cultura del nostro giornale. Con la sua penna arguta ha raccontato personaggi e musica jazz nelle calde estati toscane di tanti anni fa. La scrittura, dopo le note, era la sua seconda pelle, insieme ad un'altra grandissima passione quella per il mondo legato all’enologia che lo aveva portato più di trent’anni fa ad aprire un ristorante, l’Artilafo, in via Volturno, a due passi dalla sua abitazione, dove era nato ed aveva sempre vissuto insieme alla sua famiglia e da dove erano passati i più grandi jazzisti internazionali.
«Afo era una persona a cui stava stretto il destino che la vita gli aveva riservato. Lui aveva immense capacità e una conoscenza smisurata per la musica» così lo ricorda Davide Guadagni, amico con cui ha condiviso tanti progetti. «Fu un viaggio in Spagna, oramai una vita fa – racconta sempre Guadagni – insieme all'amico Enea Gattai, sulle stracce di Ernest Hemingway e della musica a fargli scoprire il jazz. Da lì in poi non si è più fermato. Fu lui a portare grandi nomi del panorama internazionale a Pisa. Come la grande soddisfazione di chiamare Paolo Conte in concerto a Pistoia».
Nato e cresciuto a Pisa Sartori aveva dedicato alla sua città tantissime pubblicazioni. L’ultima sua apparizione pubblica, per la ristampa “Gente di Pisa”, lo aveva visto protagonista, tre mesi fa, alle Officine Garibaldi. Tanti gli articoli a firma sua, apparsi negli anni, sulle riviste cittadine, "Il Gobbo", "Il Tramme", "Le Dita del Diavolo", "il Grandevetro" e i libri, "Pisa, per esempio" (1983), "Santi a dispetto del paradiso"(1985), "Suono divino"(1992) e "Si vede che non era destino" (1999). A piangere Afo Sartori è anche Valeria Della Mea, per anni ufficio comunicazione del teatro Verdi che affida a Fb questo suo pensiero. «Se ne è andato anche Afo e questa città è ancora più povera – scrive Della Mea – Afo che sapeva raccontare questa città come pochi, Afo dalla scrittura sapiente e ironica e senza sconti. Afo e il jazz, il grande jazz il jazz sempre e comunque. Afo compagno, amico, persona unica e rara».
Tra i tanti progetti di Afo Sartori anche quello intessuto con Cantina Jazz in tutta la Toscana, una rassegna che ha permesso di unire il mondo della musica con quello del vino. Mentre tra i ricordi e messaggi di cordoglio che in queste ore affollano la rete anche quello del trombettista Paolo Fresu. «Forse molti di voi non sanno chi era Afo – scrive Fresu – ma la gente di Pisa e della Toscana lo ha conosciuto, e soprattutto, grazie a lui, ha potuto conoscere il jazz. Un uomo di un altro tempo che ha cantato la musica afro-americana in tempi non sospetti innestandola nella cultura italiana». Afo Sartori lascia la moglie Gabriella, i figli Massimiliano ed Enea, le nuore Francesca e Letizia e le nipoti Annachiara e Alessandra. L'ultimo saluto domani, sabato 11, alle 15.30, alla Pubblica Assistenza di Pisa.
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