Il presidio
Ripresa confermata: ora il lavoro c’è. Ma alle imprese mancano i lavoratori
Camera di Commercio: le aziende non trovano profili adatti soprattutto nei settori informatica, manifatturiero e turismo
PISA. Una valanga di assunzioni. Arginata però dalla mancanza di candidati idonei a coprire le posizioni rimaste scoperte nelle aziende pisane. Se lo scorso mese il mismatch aveva pesantemente influito, ad aprile è il gap tra le competenze richieste dalle imprese e quelle in possesso dei candidati a caratterizzare il mercato del lavoro. Sono 2. 520 le persone che le imprese pisane prevedono di assumere entro la fine del mese (440 in più rispetto all’aprile dello scorso anno), ma quasi la metà risulta di difficile reperimento e 1.083 posizioni rischiano di rimanere vacanti.
È l’allarme lanciato dalla Camera di Commercio di Pisa con l’ultima indagine sull’andamento del mercato del lavoro, che conferma la piena ripartenza della domanda di lavoro (più 21% rispetto allo stesso periodo del 2021), migliorando anche i dati dello scorso marzo, chiuso con numeri in netta crescita (più 310 assunzioni pari a più 14%). Una tendenza, quella pisana, in linea con l’andamento nazionale che con 368mila entrate programmate entro la fine del mese fa registrare una crescita di 9mila unità (più 2,5%) rispetto a marzo e di 62mila (più 20%) rispetto a un anno fa.
Al crescere delle previsioni di assunzioni si aggrava il gap domanda-offerta che a Pisa raggiunge valori molto elevati: il 43% del totale delle posizioni offerte è difficile da coprire a causa di candidati non considerati idonei dalle imprese. Un dato in crescita rispetto al 2021 (32%) e peggiore di quello nazionale (40%). Sono soprattutto i settori ad alta specializzazione a soffrire l’assenza di candidati idonei. Tra questi, mancano soprattutto specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, progettisti, ingegneri e tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione, ma anche tecnici della sanità, dei servizi sociali e dell’istruzione. Nel primo caso (specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche) le difficoltà rischiano di diventare un’emergenza: nell’89% dei casi le imprese non riescono a trovare profili adatti.
Nonostante la ripresa, il comparto turistico continua ad avere problemi per reperire cuochi e camerieri (il 56% dei 380 posti offerti). Difficili da trovare anche gli operatori dell’assistenza sociale (il 79% degli 80 posti disponibili), operai specializzati nell’edilizia (76% dei casi) e nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche (21% dei casi). In oltre metà dei casi (150 i posti disponibili), le imprese non riescono a trovare autisti.
Nonostante le difficoltà a reperire candidati adatti, in tutti i settori cresce la domanda di lavoro. A soffrire è solo il comparto delle costruzioni dove, rispetto allo scorso anno, la ricerca cala di 160 unità a causa dell’indebolimento della spinta offerta dai “bonus” governativi.
Cresce, in controtendenza alla dinamica nazionale, la domanda di lavoro nel manifatturiero (più 230 lavoratori pari ad un più 43%). Nel settore dei servizi, la cui domanda di lavoro lievita rispetto ad aprile 2021 del 31% (370 unità), crescono in particolare il comparto del commercio (più 270 unità) e quello del turismo (più 230 assunzioni pari a più 115% rispetto ad aprile 2021).
Tra le figure più ricercate dalle imprese spicca soprattutto la domanda di operai specializzati (230 unità pari al più 31% rispetto ad aprile 2021). Buono il risultato anche per la domanda di impiegati e professioni del terziario (più 38%) e con segno positivo anche quella relativa alle professioni non qualificate (3%).
Unico segno negativo per la domanda di professioni con elevata specializzazione quella di dirigenti e tecnici che rispetto allo scorso anno cala del 7%.
Parallelamente, cresce la quota di assunzioni destinata a personale con la scuola dell’obbligo. Le posizioni offerte ai laureati rappresentano il 13% del totale (meno 3% rispetto allo scorso anno). In calo la quota di personale in possesso di diploma (32% contro il 36% dell’aprile 2021) e quella in possesso di qualifica o diploma professionale (il 16% contro il 18% del 2021). Considerando i titoli di studio chiesti ai neo-assunti, a marzo 2022 la quota più consistente continua a essere appannaggio del personale con la sola scuola dell’obbligo (38%).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
