Non viene visitata, ma aveva una costola rotta
L’ex assessora Capuzzi: sono andata via dopo quasi due ore e ho scoperto la frattura dall’esame fatto in un centro privato
PISA. Si è svegliata con un dolore forte al costato. Dopo aver preso diversi antidolorifici quel pungolo lancinante le impediva di respirare e camminare.
Allora è andata al pronto soccorso. Erano da poco passate le sette di sera. Ha spiegato all’addetto dell’accettazione le ragioni per cui era lì e poi si messa a sedere nell’atrio. Alle nove circa, dopo un silenzio dal fronte medico, si è alzata e ha informato l’operatore che se ne sarebbe andata. Con quel dolore al petto che non era scomparso.
La mattina seguente si è presentata in un centro privato dove l’hanno sottoposta a un esame radiografico.
L’esito ha spiegato il dolore che non le dava tregua: aveva una costola rotta.
È la disavventura di cui è stata protagonista l’ex assessora al sociale e già presidente della Società della salute, Sandra Capuzzi.
«Nonostante il dolore e nonostante non riuscissi a camminare hanno valutato di non visitarmi – scrive su Facebook Capuzzi – . Io me ne sono andata perché sapevo di poter fare in altro modo. Ma se fossi una persona che non può pagare. A cosa andrei incontro con una costola rotta? E chi pagherebbe eventuali complicazioni? A me è andata bene sono una persona privilegiata ma non può funzionare così. Per fortuna la mia dottoressa di base è bravissima e disponibilissima e io posso contare su una risposta immediata. Ma la mia idea di pronto soccorso è diversa. Molto diversa».
L’ex assessora non se la prende con gli operatori della prima linea, chi sta nella trincea del pronto soccorso.
«Quando si è in pochi capita di dover dare delle priorità e a volte ciò che appare meno prioritario alla fine si rivela diverso – afferma al Tirreno – . È il modello che è inadeguato. Ho lasciato una coppia che al pronto soccorso dalle 9 del mattino. I medici sono solo pochi e mi dispiace anche per loro perché la maggior parte delle colpe le prendono loro che colpe non ne hanno».
Il ragionamento di Capuzzi si sposta sull’ipotesi delle case di comunità con «una sanità territoriale che risponda ai bisogni dell’utenza evitando di intasare il pronto soccorso».
«Se non si ritiene necessaria una visita, sarebbe utile dire a chi aspetta di andare a casa e, comunque, se una persona paga le tasse ha diritto di essere visitato e di avere una risposta» conclude l’ex amministratrice.
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