Omaggio alle vittime della pandemia e guardia ancora alta. «No, non è finita»
Un minuto di silenzio in apertura, poi parla l’infettivologo Falcone: «In estate più tranquilli, in autunno la ripresa»
PISA. «Il Covid-19 ha reso il normale eccezionale». E infatti dopo due anni di modalità esclusivamente online, il consiglio comunale di Pisa si è riunito ieri pomeriggio per la prima volta in presenza dall’inizio della pandemia. Prima di cominciare un minuto di silenzio in memoria delle vittime del Covid-19. Un fatto, quello di ritornare a discutere nella Sala delle Baleari, che è appunto eccezionale e normale allo stesso tempo, come l’ha definito il professor Marco Falcone, docente del dipartimento di Malattie infettive dell’Università di Pisa e segretario della Società italiana di Malattie infettive e tropicali, intervenuto durante il consiglio.
Al centro dell’intervento il passato, il presente e anche il futuro (ipotetico) di una malattia che ha segnato l’esistenza di tutti negli ultimi anni. Dalla paura durante le fasi iniziali della pandemia, quando i medici e gli infermieri affollavano la foresteria dell’ospedale di Cisanello per paura di portare il virus a casa, fino ai risultati della ricerca scientifica, che ha indagato il Covid-19 facendo passi in avanti inimmaginabili fino a qualche tempo fa. E ora? «I vaccini attuali – spiega il professor Falcone – non riescono a impedire la circolazione delle nuove varianti. Ora quella prevalente in Italia e in Toscana è Omicron 2. Però il vaccino è uno strumento fondamentale che ha consentito di abbattere considerevolmente il numero di pazienti che vanno in terapia intensiva. Ora non vediamo quasi più malati che evolvono con una forma grave. Semmai vediamo malati più anziani, fragili, per i quali anche una forma simil-influenzale può causare conseguenze serie».
Insomma, «anche se l’attenzione rimane costante e i numeri continuano a essere importanti – prosegue il professor Falcone – in termini qualitativi il virus non morde più come in passato. Il peso della malattia è completamente cambiato. Poi con i numeri attuali di infezioni dovute a Omicron nei prossimi mesi si andrà verosimilmente verso un’immunità di popolazione». Questo, insieme all’uso dei farmaci antivirali orali e allo sviluppo delle cure domiciliari a livello ambulatoriale, ha avuto un peso notevole nel cambiare la prospettiva rispetto a tempo fa. Anche se, è bene ricordarlo, il prossimo futuro resta incerto ed è mutevole come il virus in questione. Allo stato attuale quello che ci si può aspettare secondo il professor Falcone è «una ripresa dei casi nel prossimo autunno, mentre la primavera e l’estate saranno probabilmente più tranquille in termini qualitativi, più che numerici. Nel futuro questa malattia diventerà endemica, causando comunque nuove infezioni a causa della capacità del virus di mutare. Purtroppo la sua diffusione impatta sull’organizzazione degli ospedali. A livello nazionale, l’auspicio è quello di imparare a considerare questa malattia non più come un’emergenza, ma come qualcosa di strutturale, che necessita di un approccio sistematico. Senza quindi impattare le normali attività dell’ospedale».
E sicuramente l’Ospedale di Cisanello ha svolto un ruolo fondamentale in termini non solo di assistenza, ma anche di ricerca. Qui, ricorda il professore, «si formano tante eccellenze. Il centro universitario di Cisanello dissemina cultura ed è capace di attrarre pazienti da tutta Italia, con un ruolo leader nella sperimentazione delle cure e nella ricerca».
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